venerdì 8 giugno 2018

TRACK BY TRACK:
GHOST - PREQUELLE (2018)
LABEL : LOMA VISTA/SPINEFARM
FORMAT : MULTI COLOUR VINYLS, DELUXE CD




Da diversi mesi giravano voci sul nuovo lavoro dei Ghost, ed i fans della band svedese sapevano che questo sarebbe stato un periodo caldo; dal precedente disco "Meliora" (esteso poi dall'uscita dell'E.P. "Popestar") di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia:i vecchi Nameless ghouls (i membri mascherati del gruppo) sono stati rimpiazzati da cima a fondo, a causa di un dissidio legale con il frontman e deus ex-machina dell'intero progetto, Tobias Forge; l'uomo che si celava dietro la maschera di Papa Emeritus I, II e III ha quindi dovuto rendere nota la sua identità, lasciando cadere parte di quell'alone di mistero che la band si portava dietro sin dagli esordi. "Meliora" ha portato in dote un Grammy Award (sì, avete letto bene, come miglior canzone rock dell'anno per "Cirice"), e "Square hammer", singolo orecchiabilissimo dall'enorme portata radiofonica, si è andato a piazzare al primo posto della classifica "Mainstream rock" di Billboard, amplificando ulteriormente l'attenzione verso la band.
Sul finire del 2017, in occasione dell'ultima tappa del tour di supporto a "Popestar", Papa Emeritus III con una trovata scenica è stato portato via dal palco per lasciare spazio all'ingresso di Papa Emeritus Zero (chiamato anche Papa Nihil), il capo dei papi, il burattinaio che manovrava in disparte i frontman (suoi figli, nella storyboard dei Ghost). "La festa è finita, il Medioevo comincia ora" sono state le parole con cui Papa Zero ha chiuso l'era in corso, aprendo di fatto, come consuetudine, alla nuova release ed al nuovo cambio di immagine di Forge.
Giungiamo quindi ad aprile, mese chiave per l'evoluzione e lo sviluppo del nuovo progetto; con tre corti della durata di circa un minuto e mezzo ciascuno, i Ghost introducono il nuovo leader impersonato da Forge, che stavolta non è un papa, ma semplicemente un cardinale. Il motivo di questo cambiamento si evince dai video, nel primo dei quali Papa Nihil è a colloquio con Sister Imperator (il cui mistico ruolo sembra ora quello di "braccio destro" del papa supremo); si viene a sapere che egli non ha più discendenti diretti, e che quindi c'è bisogno di presentare un nuovo soggetto a guida della band. Nonostante Papa Nihil sia riluttante ad accogliere nei Ghost un personaggio che non faccia parte della sua stirpe famigliare, Sister Imperator introduce tale Cardinal Copia, soggetto curioso e dissacrante, che credo abbia (almeno inizialmente) lasciato di stucco un pò tutti i fans dei Ghost. Emeritus Zero, seppur contrariato, lo benedice (o lo maledice?), dando il via libera alla successione di leader all'interno del gruppo (ma non all'elezione del cardinale a papa, cosa che pare dovrà meritarsi sul campo tra qualche lustro).
Nel terzo ed ultimo trailer, vediamo come i tre papi precedenti vengano uccisi, truccati, vestiti e riposti in bare di vetro per essere trasportati e mostrati in tour, tappa dopo tappa, a tutti i fans (!).
Il quarto ed ultimo (fin'ora) step visivo del nuovo progetto della band è stato quindi il video di "Rats", in cui in una città devastata dall'epidemia di peste, un sorprendente Cardinal Copia si lascia trasportare da una "danza macabra" tanto assurda quanto sinistra, in un clip spettacolare che ha riscosso all'unanimità pareri favorevoli.


Facciamo un bel salto nel passato per inquadrare "Prequelle" e spiegare anche l'ambientazione del clip di "Rats":l'intero album, infatti, trae spunto dalla peste nera che imperversò in tutta Europa tra il 1347 ed il 1352, uccidendo un terzo della popolazione del continente. Le strade erano ricoperte di corpi decomposti, mentre l'odore di morte e devastazione  aleggiava nell'aria. Chiedetevi questo:come vi sarebbe sembrato tutto ciò se ci aveste aggiunto della musica? Cardinal Copia, che ora non solo porta il peso sulle sue spalle dell'intera "chiesa", ma deve anche fare i conti con l'ingombrante eredità lasciatagli dai suoi predecessori, racconta le sue osservazioni in questo mondo devastato, dove c'è spazio per la speranza di una nuova prospettiva di vita; una vita che, come scopriremo, ha tante possibilità di essere eterna, nonostante molte persone siano tormentate e sul punto di morte, vittime di roditori veicolanti la malattia.
"Prequelle" è da tre giorni sugli scaffali dei negozi di dischi, ed i risultati sono già sotto gli occhi di tutti:primo in più di 10 paesi nelle classifiche di Itunes, mentre le proiezioni di vendite fisiche lo vedono addirittura come pretendente al trono della Billboard Top 200. Un risultato eccezionale per un album metal, roba che non avveniva da anni, se non da decenni. 


Spinto a breve giro di posta anche dal secondo singolo "Dance macabre", "Prequelle" è un album composto da dieci tracce (più due bonus tracks per le edizioni deluxe) che marcano una notevole evoluzione nel sound dei Ghost, rendendolo ancora più accessibile al grande pubblico rispetto al passato, senza per forza snaturare quel che di buono Tobias Forge e i suoi Nameless ghouls hanno già proposto in campo hard rock ed heavy metal.
Con una copertina meravigliosa, magnificente, dagli svariati significati (a partire da quel trono papale occupato dal cardinale, dalla grigia devastazione che invade il paesaggio, l'enorme bestia dai denti affilati che nella sua bocca lascia intravedere quel che resta della cattedrale raffigurata nella copertina di "Meliora" ormai in fiamme, fino ad arrivare alle tre croci piantate nel terreno a ricordare i papi ormai sepolti), Cardinal Copia non solo ci racconta della peste nera, ma ci introduce alla leggenda delle danze macabre, secondo la quale intorno agli umani ballavano gli scheletri, la cui funzione era quella di ricordare come la morte sia ineluttabile e colpisca tutti senza esclusioni di alcun genere; tutto ciò viene poi abilmente legato con un filo stretto a quell'evento bizzarro accaduto nel 1518 a Strasburgo, e denominato "febbre del ballo", un'isteria di massa le cui cause restano tutt'ora ignote, che vide quattrocento persone ballare senza sosta per le strade fino allo sfinimento ed alla morte (da qui, il cardinale ballerino nel video di "Rats"), ed accostata anch'essa ad un'altra pandemia di peste.
Il "Tracy-by-track" stavolta è dunque tutto in onore dei Ghost:non c'è bisogno di dire quanto sia rischioso esprimere un giudizio su due piedi riguardo ad un album che è appena al suo secondo ascolto completo; con una recensione di questo tipo, ho già "bastonato" dei veri e propri mostri sacri (anche se, tirando le somme, le mie orecchie non hanno tradito:le stroncature erano meritate).
Vediamo se "Prequelle" saprà uscire illeso dal giudizio universale del terzo ascolto, e se sarà capace di alzare il tiro a tal punto da ottenere anche un ottimo voto.

1 - ASHES
Fa da battistrada al nuovo album dei Ghost questa intro di un minuto scarso, che avevamo già avuto modo di ascoltare in uno dei trailer del colloquio tra Papa Zero e Sister Imperator. E' un coro di bambini, che intonano la filastrocca "Ring a ring o'Rosie", le cui origini risalgono alla Londra del '600 - anch'essa devastata dalla peste - e che veniva cantata dalle infermiere negli ospedali come ninna-nanna per i bambini. E' un inizio piuttosto inquietante, perfetto per trasportarci in un ambiente malsano, distorto, devastato.
 

2 - RATS
Perfettamente in bilico tra hard-rock ottantiano e pop, "Rats" è quanto di meglio poteva essere proposto come singolo di lancio:perchè è perfettamente in linea con le produzioni più recenti targate Ghost, e perchè è maledettamente orecchiabile senza mai essere scontato. La struttura del brano, pur nella sua semplicità, è dilatata da un pre-coro ipnotico che è più accattivanete del ritornello stesso, che lascia un segno indelebile dal secondo passaggio in poi, quando la voce del Cardinal Copia invocante la parola "Rats!" viene doppiata da un "aoohwww uaaahhh" che si stampa in testa in modo così prepotente da non andare più via. L'assolo di chitarra che precede quello che sembra il passaggio finale richiama le sonorità di "Meliora" e di "Square hammer", e quando la canzone sembra volgere al termine, arriva il colpo di genio:un giro di tastiera simile al clavicembalo si trasforma in un riff chitarristico pesante e davvero trascinante. 
E' come se un pezzo dei Kiss divenisse improvvisamente un brano dei Judas Priest vecchia maniera, imponente e capace di "spaccare" al punto giusto.
Il capolavoro di Forge e dei Nameless ghouls sta nel rimanere perfettamente in bilico tra melodia e rock, tra commerciale e metallaro:cosa che non scontenta nessuno ed anzi, avvicina ancora più gente alla loro musica; del resto, l'obiettivo di "Prequelle" è esattamente questo:espandere il "verbo" sottilmente satanico della band per arrivare alle masse. Il testo narra della devastazione che la piaga della peste sta portando nel mondo, veicolata dai ratti, "sporchi roditori in cerca ancora delle vostre anime" ("them filthy rodents are still coming for your souls..."). E' evidente il parallelo con il mondo attuale, in pieno declino su diversi piani, dove i ratti sono le figure destabilizzanti delle società e dei rapporti socio-politici. E', insomma, una canzone interpretabile, sebbene il tema principale sia chiaramente ispirato alla peste nera, e richiami in più di un passaggio i temi cari al classico songwriting di sottile stampo satanico dei Ghost:"Into your sanctum you let them in, now all your loved one and all your kin will suffer punishments beneath the wrath of God...Never to forgive, never to forgive...".
Del video ho già parlato:diretto da Roboshobo (già autore del clip di "Square hammer" e di video per i Metallica e My Chemical Romance per citarne un paio), è una produzione di alto spessore che viene riservata solo ad una band sulla cresta dell'onda, di forte richiamo:ed ora, i Ghost, lo sono a tutti gli effetti.

3 - FAITH
"Faith" sembra uscita direttamente dall'album d'esordio "Opus eponymous", ed è forse il brano del disco che più richiama il passato e le caratteristiche dello stile dei Ghost prima maniera. 
Il riff di chitarra è possente e deciso sin dalle prime battute, e sarà senz'altro apprezzato dai fans di lunga data, orfani dei tre Papa Emeritus.
Il richiamo alle classiche "From the pinnacle to the pit" e "Per aspera ad inferi" è evidente; ma mentre nel passato si badava di più a picchiare duro con chitarre e batteria, oggi l'idea di base è il voler mantenere sempre e comunque una componente rilevante di melodia. L'esplosione eterea verso la metà del brano che si apre allo splendido assolo chitarristico è, però, solo uno specchietto per le allodole:in un attimo il tono torna cupo e minaccioso, per poi riprendere il leit-motiv che porta alla chiusura. Ecco così confezionato un altro pezzo tipico del repertorio papale, meritevole di essere inserito in qualsiasi playlist a tema.

4 - SEE THE LIGHT
Più dei ritornelli e degli assoli, ciò che colpisce maggiormente in "Prequelle" sono le strofe:perchè sono costruite in modo splendidamente cristallino, e diventano talmente immediate da risultare più caratterizzanti dei refrain stessi. "See the light" ne è un chiaro esempio:bastano dieci secondi di canzone per intuire che  il brano sarà vincente, ovunque vada a parare. Parte in sordina, ti cattura, e poi lascia esplodere batteria e chitarre, che quasi inaspettatamente invadono il soffice terreno su cui era partito. Le parole hanno un forte senso autobiografico, mascherato solo in parte dal disagio della pandemia pestifera che viene ampiamente disquisito all'interno del disco; in realtà qui Tobias Forge si rivolge ai vecchi Nameless ghouls che l'hanno trascinato in tribunale, prima ammettendo di aver anche commesso degli sbagli ("Many a sin I have witnessed and in many indeed I have been..."), per poi scagliarcisi contro, assicurando che più viene alimentato odio nei suoi confronti, più egli diventa forte ("Every day that you feed me with hate I grow stronger...").
"See the lights" è un altro grande episodio perfettamente riuscito, che indirizza "Prequelle" verso un risultato prevedibilmente positivo.

5 - MIASMA
Altra caratteristica di ogni album dei Ghost è la presenza di uno/due pezzi strumentali. "Prequelle" rispetta questo clichè con due tracce, la prima delle quali è questa "Miasma", un concentrato di sonorità a cavallo tra il rock ed il prog degli anni settanta. Ascoltata in cuffia, questa cavalcata eseguita in modo impeccabile mette in evidenza molteplici sfaccettature, mai casuali nè posticce. Sbaglia chi etichetta pezzi di questa portata come dei filler; semmai sono una delle tante dimostrazioni che i Nameless ghouls (quelli vecchi come i nuovi) sono dei musicisti con i controfiocchi, e non semplicemente dei comprimari; ed è soprattutto in lavori del genere che, se mi permettete di dirlo, dimostrano di avere le palle.
"Miasma" cresce minuto dopo minuto, gli strumenti si susseguono e si sovrappongono fino all'intervento meraviglioso del sax sul finire (che offre lo spunto per la grandissima trovata scenica dal vivo di far salire sul palco Forge a suonarlo vestito e truccato da Papa Nihil, tra le ovazioni del pubblico).

6 - DANCE MACABRE
Lo stacco strumentale fa da spartiacque tra la prima parte del disco e la seconda, che si apre con il brano più immediato ed orecchiabile dell'intero lotto:"Dance macabre". Parliamoci chiaro:il presentimento di aver già sentito una melodia simile è fortissimo; ma l'impatto che ne nasce è devastante, fulmineo. 
E' bastato un ascolto per gridare al miracolo, perchè è palese quanto non servano troppi ricami, troppi archibugi o chissà quale invenzione per fare buona musica. "Dance macabre" non va studiata, ma va cantata a squarciagola agitando la testa e scuotendo le braccia. Ha la potenza di un brano catchy di Alice Cooper (ricordate "Poison"?), la consistenza del miglior Ozzy Osbourne ed il pop (sì il pop, non scandalizziamoci, suvvia) degli Abba (dicono molti), e di tutto ciò che è anni '80 (che in piena epoca revival, calza a pennello). Per questo citerei anche i Duran Duran, gli Europe, o chi vi pare a voi come ispirazione a questo pezzo; il risultato non cambia, perchè con il suo prevedibilissimo susseguirsi di "strofa/ritornello, strofa/ritornello, assolo/ritornello" ha un incedere tanto lineare quanto efficace. Ciò che colpisce è anche la capacità di trasmettere una leggerezza quasi gioiosa all'ascolto, nonostante la canzone sia incentrata su una morte imminente. Il testo è infatti una dichiarazione di amore di una persona in fin di vita che vuole condividere con la sua metà un'ultima danza frenetica, al chiaro di luna, prima che arrivi il momento di pronunciare gli ultimi voti:
"It keeps on giving me chills but I know now I feel the closer we get to the last vow, I don’t wanna end like this but the sting in the way you kiss me (I'm loving it), something within your eyes said it could be the last time before it's over! Just wanna be...wanna bewitch you in the moonlight...". "Bewitch you" ("ammaliarti", "stregarti"), e non "Be with you" ("stare con te"), come avrebbe potuto suonare un pezzo banale e prevedibile:vedete, a volte l'originalità  è anche in piccolissime sfumature che fanno la differenza. 
Il relativo video di accompagnamento a questo che è il secondo singolo tratto dall'album, in realtà è una "Instagram story", e che non vede i Ghost protagonisti, ma gente del calibro di Kirk Hammett (Metallica), Phil Anselmo (Pantera), Charlie Benante (Anthrax), Matt Shadows (Avenged Sevenfold) ed altri personaggi famosi del mondo della musica e dello sport, intenti ad ascoltare "Dance macabre":le reazioni sono disparate (ed ovviamente gasatissime), ma sentire Philip Anselmo al termine del brano dire "huge song" ("grande canzone") in modo convinto, lascia intuire quanto i Ghost stiano facendo di buono, anche (e soprattutto) in campo metal.

7 - PRO MEMORIA
Un assaggio di "Pro memoria" ci era già stato concesso con il terzo "short-film", uscito un mese e mezzo prima di "Prequelle"; è quello in cui vediamo la macabra fine che fanno i tre papi che si sono succeduti alla guida del gruppo prima che arrivasse Cardinal Copia. La sorpresa per chi ha avuto modo di vedere questi tre corti, è quella di ritrovare in apertura il pezzo orchestrale che ha fatto conoscere il cardinale al mondo intero, ed ha accompagnato il suo ingresso all'incontro con Papa Zero e Sister Imperator. E' stato, quello, il momento "storico" per tutti i fans dei Ghost in cui è stato rimosso il velo di mistero sul nuovo frontman impersonato da Tobias Forge.
"Pro memoria" è esattamente quello che "He is" era per il disco precedente, "Meliora":un lento evocativo e carico di pathos, incentrato sul tema della morte e della perdita delle persone a noi care:"Don't you forget about dying, don't you forget about your friend death, don't you forget that you will die...". Musicalmente costruita in modo magistrale, la melodia parte in sordina, riflessiva ed evocativa, guidata da un semplicissimo rintocco di pianoforte, per poi crescere lentamente; la chiusura in crescendo, poi, tra cori ecclesiastici ed arrangiamenti orchestrali è ormai espressione tipica di certe proposte dei Ghost, teatrali e grandguignolesche.
Trovatemi un gruppo rock, con i tempi che corrono, capace di abbinare un tale dispiego di energie ad un pezzo vincente rimanendo credibile, inquietante ed allo stesso tempo mainstream; vi suggerisco di non perdere tempo nella ricerca:semplicemente, non esiste.

8 - WITCH IMAGE
Con un riff chitarristico d'impatto come in "Rats", ecco un altro highlight del disco, in cui l'indirizzo catchy di quasi tutto il lotto incontra ancora una volta lo stile classico della band svedese. 
Ne risulta un brano piacevole, arioso e di pregiata fattura. 
L'assolo doppiato a metà canzone lo impreziosisce ulteriormente, prima di riprendere il refrain, in cui la voce cristallina, vero e proprio marchio di fabbrica di Tobias Forge alias Cardinal Copia, si muove alla perfezione:"While you sleep in earthly delight
Someone's flesh is rotting tonight Like no other to you
What you've done you can not undo...
".

E' doveroso notare come, almeno nelle tematiche, i Ghost non si siano discostati più di tanto dal loro tipico gusto ironico e quasi grottesco per il macabro (se avete presente "Body and blood", uno dei pezzi di punta del loro secondo album "Infestissumam", capirete ciò che intendo). La componenete goliardica, del resto, è sempre stata presente all'interno della band, e gli aneddoti a sfondo horror nascosti nella rassicurante forma di favoletta sono diventati un pezzo forte della presenza scenica di Papa Emeritus III, e lo saranno senza dubbio anche per questo nuovo, diabolico "cardinale". Tornando a "Witch image", quindi, ci sembrerà normalissimo intonare gioiosi, nel bel mezzo di un concerto, che "mentre dormiamo in pace e serenità, il cervello di qualcuno stanotte sta marcendo".
  9 - HELVETESFONSTER
Secondo pezzo strumentale del disco, "Helvetesfonster" (in italiano, "finestra dell'inferno") presenta meno elementi prog rispetto a "Miasma", a favore di un chiaro sapore medievale, in alcuni passaggi oscuro ed angosciante, in altri suggestivo e malinconico. E' l'ennesima dimostrazione di quanto questo gruppo abbia da offrire in termini di classe ed originalità, perchè è grazie a pezzi come questi che si rimarca un chiaro segno di unicità. In quasi sei minuti si susseguono un insieme di emozioni lancinanti, dall'apertura rassicurante al primo segno di inquietudine dato dal basso, cupo e predominante che subentra dopo poche battute. La luce accecante della speranza è rappresentata dall'apertura melodica che precede un vero e proprio momento psichedelico ed euforico dalle forti tinte progressive; è appena un sussulto, che rientra quasi subito per spianare il terreno alla meravigliosa coda, ipnotica e tetra, che si ascolta col groppo in gola per quanto ti entra nelle vene e ti contorce le viscere, e che evapora con le campane che suonano "a morto".
Ogni volta che il brano arriva a questo punto (esattamente dopo 3'23'') mi viene la pelle d'oca. Non sono un grande estimatore dei pezzi strumentali, in genere li trovo noiosi e tendo a saltarli:con "Helvetesfonster" già so che non avrò mai il coraggio di passare al solco successivo senza prima passare da questo finale incredibilmente evocativo.
   
10 - LIFE ETERNAL
Chiude l'edizione standard del cd e del vinile la delicatissima "Life eternal". Il piano è ancora una volta la guida musicale sulla quale si sviluppa la melodia, che viene arricchita nella seconda strofa dall'ingresso della batteria e dell'organo. Dopo la devastazione e il caos raccontato nei passaggi precedenti, in un album il cui la morte si prende tutto senza lasciare niente dietro di sè, "Life eternal" è quel lumicino che rappresenta la speranza di un'esistenza migliore, di una vita eterna capace di cancellare un finale funesto:"Can you hear me say your name forever? Can you see me longing for you forever? Would you let me touch your soul forever? Can you see me longing for you forever, forever?...". Considerando il livello altissimo tenuto dai Ghost in tutti i brani precedenti, sia a livello musicale che compositivo questo lento si va a piazzare un passo dietro gli altri; ciò è dovuto in parte al songwriting un pò scontato, ed un pò all'eccessiva mielosità che alla lunga potrebbe anche risultare stucchevole. Si ascolta con piacere, e resta un brano gradevole sebbene non aggiunga nulla di più al disco.

11 - IT'S A SIN (BONUS TRACK)
Vi svelo un piccolo segreto:quando ho letto che tra le bonus tracks ci sarebbe stata questa cover dei Pet Shop Boys, in un primo momento ho esultato (il perchè è presto detto:è uno dei miei pezzi del duo synth-pop inglese); successivamente mi sono immaginato come la voce di Forge avrebbe potuto interpretare questa canzone:ebbene, quella che si sente nel disco è esattamente l'idea che mi ero fatto. Perchè non è difficile figurarsi le tonalità di Tennant e Lowe accostandole a quelle del vocalist dei Ghost:sono, a dir la verità, in alcuni frangenti in tutto e per tutto molto simili.
E quindi, leggete "It's a sin", la ascoltate, e scoprirete che suona esattamente come "It's a sin". In versione un pò più rock, certo. Adattata allo stile dei Ghost, ovviamente. Ma nessun stravolgimento, come è giusto che sia quando ci si accosta ad un capolavoro.

12 - AVALANCHE (BONUS TRACK)
Ammetto che, prima di vederla in scaletta, non conoscevo questa canzone di Leonard Cohen. Sono andato a cercarla e, a differenza di "It's a sin", pensarla rivisitata dai Ghost ha un pò spiazzato la mia immaginazione. La voce cupa e ruvida di Cohen, infatti, non è per niente facile da riproporre, e la curiosità di vedere come Cardinal Copia si sarebbe cimentato con un pezzo del genere era davvero tanta. 
Ebbene, signori, tanto di cappello. Con un cambio incredibile di tonalità vocale, ecco una cover degna di attenzione, una bonus track da piazzare sullo stesso eccellente livello delle bombe già sganciate nei primi dieci solchi. 
Qui il pathos raggiunge picchi pazzeschi, quasi asfissianti; all'interpretazione del leader fa da contraltare l'ennesima prova tecnica sopra le righe del gruppo, a conclusione di un'opera già di per sè di tutto rispetto.
"Avalanche" non è semplicemtne un ulteriore omaggio ai fans del gruppo:è la stoccata finale con cui "Prequelle" chiude il sipario tra gli applausi scroscianti del sottoscritto.




Tobias Forge, in una recente intervista, ha dichiarato che c'è un forte senso di "emergenza" in "Prequelle":"Il senso di molti temi trattati nell'album nasce senza dubbio da una situazione personale, in cui mi è stato chiesto di salvare la situazione in fretta e furia reclamando ciò che era mio e giustificandone la legittimità (il riferimento alla causa intentata dagli ex-membri sembra palese, ndr); si è trattato di riprendere una condizione piuttosto negativa, e di trasformarla  in qualcosa di eccezionale da cui si può trarre una lezione di vita". La peste nera su cui è incentrato il concept dell'intero lavoro ha quindi un chiaro senso allegorico, fortemente autobiografico. Questo è ciò che contraddistingue "Prequelle" dalle precedenti produzioni dei Ghost.
"Opus eponymous" rimane un grandissimo esordio, oscuro e patinato di nero, mentre "Infestissumam" è la conferma della bravura e della sapienza su cui è stato costruito l'intero progetto Ghost. Con "Meliora" Forge ha rasentato la perfezione, sfornando un ottimo lavoro che sarebbe stato difficilissimo da bissare, ancor più complicato da superare. "Prequelle" pur non essendo un capolavoro assoluto, marca un importante passo in avanti su più livelli, ma con coerenza riesce nell'intento di migliorare il risultato complessivo del predecessore:è qui che il metal diventa pop, ed è qui che, senza snaturarsi eccessivamente, dovranno venire a misurarsi gli altri grandi rappresentanti della scena (Metallica ed Iron Maiden sono avvertiti). Perchè è passato il tempo di sparare riff furiosi ed incazzati, se poi ciò che viene proposto rimane solo per pochi. Sperimentare vuol dire anche trovare nuovo accostamenti, ed espandere il proprio seguito, perchè la musica è di tutti e deve arrivare a tutti. Far diventare il metal una proposta pop, non deve quindi essere una vergogna, ma un'idea per rilanciare il genere, e renderlo più fruibile. Il tentativo da parte dei Ghost di alzare il tiro e di entrare di diritto nell'olimpo dei grandi è ampiamente visibile, e l'obiettivo è già stato ampiamente centrato:l'annuncio di portare gli show dal vivo nelle grandi arene come headliners (la serie di concerti denominata "A pale tour named death" annovera già due date al "Forum" di Los Angelese ed al "Barclay's Center" di New York) ne è una prova tangibile, al pari del rumore che ha provocato l'uscita di "Prequelle", ed il (sorprendente? non credo proprio) riscontro commerciale. 
Chiudo questa analisi con le parole di Isidora Troiano, che ha recensito il disco per "Spazio Rock":
"La rinnovata anima dei Ghost si può definire angelicamente diabolica: non ci sono più i cori gregoriani che invocano il Signore Oscuro, ma l'atmosfera generale è comunque inquietante, in modo sottile, un po' come i canti infantili di inizio disco, come dei bambini che giocano col Necronomicon. Chi li segue dagli inizi portrebbe, almeno inizialmente, rimanere deluso, mentre chi li ha appena conosciuti verrà irrimediabilmente conquistato. Di certo c'è che i Ghost hanno creato qualcosa che si infilerà nelle vostre playlist e ci rimarrà per molto, molto tempo. "Prequelle" è un'opera che si può anche odiare, ma che è impossibile smettere di ascoltare". 

 

VOTO : 9/10
BEST TRACKS:"RATS", "DANCE MACABRE", "PRO MEMORIA", "SEE THE LIGHT", "HELEVETESFONSTER", "AVALANCHE"

lunedì 14 maggio 2018

PLAYLIST:MADONNA #2 - 
CRAZY FOR YOU:THE BALLADS


C'è un mazzo di rose rosse, lì, posato sul tavolo. Sono tutte belle, con i petali socchiusi, cariche di colore e con i gambi lunghi:rubano l'occhio, e rilasciano un profumo intenso, quasi ipnotico.
Alle rose possono essere paragonate molte delle canzoni d'amore di Madonna, per la loro delicatezza e bellezza disincantata, al limite della perfezione. Ecco perchè sceglierne una manciata è stato come comporne un piccolo mazzo dai diversi colori, pescando le migliori.
Chiaramente, non è stata una scelta facile, ma sono soddisfatto degli esemplari che ho selezionato, e sono certo che almeno uno di questi sarebbe stato scelto da quasi tutti.
La ballad è senza dubbio una specialità di casa Ciccone:sin dal primo album, l'artista di origini italiane ha dato dimostrazione di muoversi in un ambiente consono alle sue capacità interpretative e tagliato su misura per la sua voce; "Crazy for you", la canzone che da il titolo al post, non è entrata in questa scaletta per un soffio, ma proviene proprio dai primissimi anni di carriera.
Da lì in poi, quasi ogni album e diverse colonne sonore ci hanno regalato perle di alto spessore:come dimenticarsi di "You must love me", inedito tratto dal musical "Evita"? E di quella meraviglia che è "This used to be my playground", love song del film "A league of their own" (in Italia chiamato "Ragazze vincenti")? L'elenco potrebbe essere sterminato:"The power of goodbye" è un'altra grande esclusa da questa playlist, e persino la recentissima "Ghost town", pur essendo una spanna sotto alle hit appena citate, avrebbe meritato un posto in una scaletta del genere. Purtroppo lo spazio è limitato, e dopo un'attenta analisi e tanti ripensamenti, credo di essere riuscito a tirare fuori un perfetto riassunto sonoro che comprende non solo dei grandi classici, ma anche delle chicche di cui sono letteralmente innamorato. Anzi, per dirla tutta, ho lasciato più spazio a quest'ultime, perchè in una playlist di canzoni d'amore, sarebbe da scellerati non ascoltare il cuore ed i suoi ricordi. 
Perciò, ecco qui le 5 ballads di Madonna che ho scelto, e per completezza mi è sembrato giusto rendere omaggio anche a "Something to remember" (che vedete nella foto sopra, nella sua edizione giapponese), raccolta "a tema" pubblicata dalla regina del pop nel 1995.
Vi avviso:in quel cd solo due delle mie cinque canzoni hanno trovato posto in questa chiacchierata, a dimostrazione di quanto ampia, faticosa e studiata sia stata la mia scrematura.

1 - LIVE TO TELL
Non ho nessun dubbio, e credo di non poter essere definito eretico nel considerare "Live to tell" il lento più riuscito dell'intera carriera di Madonna. Si tratta di quasi 6 minuti di autentica poesia musicale, di altissimo spessore anche sotto il profilo compositivo. Nasce da una forte delusione, raccontata dal punto di vista di una donna nei confronti di un uomo poco onesto nei suoi confronti; "A man can tell a thousand lies, I've learned my lesson well, hope I live to tell the secret I have learned, 'till the it will burn inside of me..." recita il ritornello,  interpretato in modo sublime, con voce quasi sottomessa dalla delusione, dalle riflessioni, dalla sofferenza.
L'amarezza che nel cantato di Madonna emerge in modo netto, limpido e toccante, diverrà da questo momento in poi un tratto distintivo di tante altre produzioni a venire.
E'un inno generazionale, nel quale tante donne si sono rispecchiate e continuano tutt'ora a ritrovarsi, sebbene Madonna stessa in un'intervista gli abbia dato un significato più ampio allargandolo ad un concetto legato ai rapporti famigliari, ed alla mancanza di sincerità che cela abusi ed inganni, logorando l'animo:"Durante la scrittura del testo della canzone, riflettevo sul rapporto con la mia famiglia e alle bugie che abbiamo continuato a dirci. La canzone invita ad essere forti, e si interroga se puoi essere davvero forte o se semplicemente sei costretto a sopravvivere".
L'impianto melodico è magistrale, scandito da passaggi ritmici di batteria sintetizzata, da un arpeggio di chitarra acustica ed arrangiamenti tastieristici che ad un tratto si placano, come se quello scontento che viene narrato prendesse il sopravvento; è la perfetta introduzione ad un bridge da brividi, che non mi stancherei mai di ascoltare:"If I ran away, I'd never have the strength to go very far, how would they hear the beating of my heart? Will it grow cold the secret that I hide, will I grow old? How will they hear? When will they learn? How will they know?...".
Primo singolo estratto dal capolavoro "True blue", "Live to tell" è una ballata universale, riconoscibilissima sin dalle prime note e definita dai critici un vero e proprio capolavoro. Imprescindibile, quindi, non solo in una compilation di lenti della regina del pop, ma in ogni playlist del genere che si rispetti.

2 -THE LOOK OF LOVE
Ed ecco una delle due scelte più ricercate in questa piccola selezione; "The look of love" è uno dei quattro inediti contenuti nella colonna sonora di "Who's that girl?", film trascurabile con Madonna protagonista, uscito nel 1987. Pur essendo uscita come singolo, questa ballad spesso non viene considerata tra le migliori produzioni di madame Ciccone, eppure meriterebbe tutt'altra considerazione. Perchè?
Beh, intanto non è una canzone dalla struttura banale:a partire dall'effetto "stereo" dell'arrangiamento che in cuffia passa da un lato all'altro, fino ad arrivare a chitarra e tastiere che duellano ad armi pari in un connubio perfettamente riuscito. Poi, la melodia è vincente ed il ritornello facilmente memorizzabile, elementi che fanno sì che "The look of love" risplenda di luce propria grazie all'atmosfera che riesce a creare:un'atmosfera sensuale, delicata ed a tratti persino erotica, rendendola una canzone perfetta per fare l'amore.
"Nowhere to run, nowhere to hide from the look of love, from the eyes of pride nowhere to go, no place to run from the look of love, now I've come undone..." è ciò che scandisce Madonna nel refrain, ma leggendo una qualsiasi delle strofe si intuisce chiaramente quanto, a differenza di numerosi pezzi capaci di scadere in banali sentimentalismi, qui si racconti una storia, pur sempre amara, ma in modo del tutto originale:"I've had a map laid out from the day I was born, but the roads are blocked and the paper is worn and all the books I've read and the things I know never taught me to laugh, never taught to let go...". Ancora delusione, quindi, con le riflessioni di una donna incapace di uscire vincente di fronte all'amore, che quando assale i sensi è come un treno ad alta velocità che si schianta sul tuo essere, ti confonde, ti priva di ogni difesa ("Like a train you'd come and I'd lose my place, now I'm on this trip, I took a fall from grace..."). Quando, circa 25 anni fa, mia zia mi regalò per il compleanno la cassetta di "Who's that girl" insieme a quella di "Fear of the dark" degli Iron Maiden (da notare, già allora, la varietà di generi), rimasi immediatamente colpito dall'intensità di "The look of love", tanto da premere il tasto rewind più volte per riascoltarla. Da quel giorno, non è mai più andata via dalle playlist dei miei lettori. So benissimo che molti non ricordano o addirittura ignorano questo pezzo meraviglioso; il mio consiglio spassionato è quello di recuperarlo e concederglieli una chance:non ve ne pentirete.


3 - YOU'LL SEE
In una qualsiasi compilation di ballads sofisticate ed eleganti, "You'll see" troverebbe senz'altro il suo posto. E' un pezzo di alta classe, impreziosito da un brevissimo giro di chitarra di chiara estrazione ispanica, accompagnato da uno sfondo di tastiere ipnotiche su cui si muove la voce di Madonna. Qui, Louise Veronica Ciccone offre un'interpretazione suggestiva, fine e meravigliosamente ispirata. Dopo due strofe ed altrettanti ritornelli, la canzone sale di tono, subentra la batteria e diventa persino trascinante nel suo incedere, a completamento di un pezzo sui generis di notevole fattura. Ancora una volta, protagonista è una persona amareggiata che si rivolge ad una metà che non fa più parte della sua vita; a differenza della donna ingenua e disillusa che parlava in "Live to tell", ora c'è però una donna matura, che reagisce con orgoglio all'abbandono ed al tradimento:"You think that I can't live without your love...You'll see. You think I can't go on another day, you think I have nothing without you by my side...You'll see somehow, some way...".
Anche qui è celato un chiaro messaggio autobiografico, dove emerge una certa consapevolezza nei mezzi e nei pensieri di quella che è una donna quasi quarantenne, che già ha vissuto sulla propria pelle dolori e delusioni, e che ora sa come affrontarli. Di pari passo, anche l'interpretazione vocale di Madonna è più coraggiosa, ed a tratti persino più rabbiosa di quelle dei lenti degli anni ottanta. "You'll see" è uno degli inediti della raccolta "Something to remember", ed in mezzo a tanti classici del passato di notevole spessore, non sfigura; anzi, ne pareggia il livello, a tratti arrivando persino a superarlo.


4 - MASTERPIECE
Negli ultimi dischi di Madonna c'è pochino da salvare. Ma stiamo comunque parlando sempre della regina del pop, ed in mezzo a tante proposte così così, il colpo di coda del fuoriclasse alla lunga viene sempre fuori; "Masterpiece" - come suggerisce lo stesso titolo - è un grandissimo pezzo, di notevole impatto, che va ad accostarsi di diritto tra i capolavori di Louise Veronica Ciccone.
Il pezzo è tratto dalla colonna sonora del film "W.E. - Edward e Wallis" (che non ho ancora avuto modo di vedere), motivo per il quale si è guadagnato un Golden Globe come "miglior canzone originale", e solo in un secondo tempo è stato pubblicato nell'album "MDNA" del 2012. In questo contesto, rimane un brano a sè stante, totalmente slegato dai bassi pulsanti e dalle produzioni basate su sintetizzatori ed elettronica dell'intero disco. Nel brano, Madonna canta del dolore che si prova nell'essere innamorata di una persona inarrivabile, perfetta, un re che è paragonato ad un'opera d'arte, come dice nel testo: "If you were the Mona Lisa You'd be hanging in the Louvre, Everyone would come to see you, You'd be impossible to move (Se tu fossi la Mona Lisa, saresti esposto al Louvre, tutti verrebbero per vederti, ti sarebbe impossibile muoverti). In realtà, questa persona viene descritta più avanti anche come umana, e sebbene al momento sia senza difetti ed inavvicinabile, nulla è indistruttibile e nessuno è indenne al passare del tempo:
"And I'm right by your side
Like a thief in the night I stand in front of a masterpiece
And I can't tell you why it hurts so much 
to be in love with the masterpiece
Cause after all nothing's indestructible..."
Sul piano musicale, "Masterpiece" è un mid-tempo scarno ed essenziale, sul quale si muove sinuosa una chitarra acustica che è leit-motiv dell'intero pezzo, al quale vengono applicati degli inserti orchestrali da brividi. Se mai ce ne fosse stato bisogno, con questo pezzo Madonna ha rivendicato il suo status di regina, perchè fior fior di artisti farebbero la fila per proporre un brano di tale levatura al proprio pubblico.


5 - TIME STOOD STILL
"Time stood still" è un lentone poco noto al grande pubblico, tratto dalla colonna sonora di "The next best thing", film con Rupert Everett di cui Madonna è anche protagonista. Si tratta di un ballad delicatissima, diafana come una fatina bionda dalle ali trasparenti, che si posano con dolcezza sulle orecchie dell'ascoltatore. La chitarra acustica è la guida dell'impianto sonoro, sul quale entrano da subito delle splendide aperture tastieristiche ed orchestrali a completarlo con maestria; nonostante possa sembrare un brano sovraccarico di sfumature, l'arrangiamento è splendidamente realizzato tanto da non saturare mai l'ambiente in cui si muove. 
Ne viene fuori un altro esempio di lento raffinato ed allo stesso tempo d'impatto, capace di lasciare l'ascoltatore ipnotizzato fino al termine dei quattro minuti scarni della sua durata:"Despair regret and loneliness is what I feel for you...I've loved you from the very start, what else could I do? You read my mind you made me cry, time stood still...". Sono parole sentite e sofferenti che, ancora una volta, raccontano la fine di un rapporto (sentimentale o di amicizia) ma senza rancore, con una delusione mista a dolcezza; avete presente quei ricordi che, seppur bellissimi e spesso accompagnati da un sorriso, ci fanno star male e lasciano un vuoto misto ad amarezza per qualcosa (o qualcuno) che non abbiamo più? 
Ecco, è questa la malinconia che trasmette "Time stood still"; una malinconia persistente, ma volutamente cercata, perchè capace di "far fermare il tempo". Per quel che mi riguarda, tutto ciò è quel che rende questo pezzo speciale:è uno granellino di vita vissuta, che mi riporta a dei fine settimana primaverili in una casa di montagna, in compagnìa di un gruppo amici; all'epoca, nel lettore cd suonava in continuazione la soundtrack di "The next best thing", e sia "Time stood still" che "Why does my heart feel so bad?" di Moby (altro pezzo incluso nel disco) sono diventate le cartoline sonore di quei giorni bellissimi e spensierati, trascorsi insieme a (poche) persone che ancora oggi frequento, mentre altre (tante) si sono allontanate prendendo strade diverse.
Il film da cui è tratto il brano, a differenza della stragrande produzione cinematografica della regina del pop, è una commedia carina e ben riuscita:il connubio tra Madonna e Rupert Everett è azzeccato, ed i due attori offrono una prova notevole dando vita ad un film che, pur nella sua semplicità, merita di essere visto.

Una cosa deve essere chiara:Madonna meriterebbe almeno altri due articoli del genere, e le canzoni si potrebbero facilmente raddoppiare. Non escludo, un giorno, di tornarci su e di riallacciarmi a questo discorso, magari prendendo in considerazione qualche altra gemma che l'indiscussa regina del pop riuscirà, in un futuro prossimo, ad estrarre dalla sua corona. 
Si potrebbero scrivere fiumi di parole su un'artista come lei, trasversale, iconica, versatile, dall'immenso talento; in parole povere, un'autentica leggenda vivente. Il suo saper stare sul palcoscenico da cantante, ballerina, regista, scenografa, autrice, fotografa e produttrice tutto in una volta è prerogativa di pochi, pochissimi personaggi dello showbiz, molti dei quali ci hanno già lasciato. Le sue canzoni sono ancora oggi delle hit, le canticchiamo tutti sotto la doccia e si ascoltano ancora in radio e nelle discoteche di tutto il mondo, spesso accompagnate da un'ovazione. 
I suoi concerti sono sempre sold-out, perchè nessuno ha dimenticato il ritornello di "Papa don't preach", e tutti ballano ancora sulle note di "Material girl". Madonna oggi ha 60 anni, ma quando sale su un palco è ancora la ragazza che decenni fa si definiva "Like a virgin". Perciò non lasciatevi ingannare dal tempo che passa, o da qualche passo falso:la regina è ancora sulla cresta dell'onda. C'è sempre stata.
E ci sarà ancora per molto tempo.
PLAYLIST:MADONNA #1
INTO THE GROOVE:THE DANCE MIX

 
Era inevitabile, e prima o poi sarebbe dovuto succedere:qui si parla di ogni genere di musica, si spazia tra metal, rap e pop ma questo blog è ancora un neonato, con tantissime cose da dire e tanti grandi nomi ancora da snocciolare. E' un pò che mancavo da queste parti, e così ho deciso di tornare a scrivere proponendo uno dei miei pezzi forti (le famose playlist) e tirando fuori dall'archivio la più grande artista donna che l'industria musicale abbia mai conosciuto; e così, ecco un doppio post dedicato alla regina del pop, Madonna. Regina il cui trono risplende ancora oggi, dall'alto di una carriera ormai quarantennale costellata da successi, cambi di immagine, stravolgimenti di stile e sempre sul filo del "politically correct". 
Di grandi star, ce ne sono quante volete. Di splendide voci, senz'altro migliori di quella dell'artista italo-americana, idem. Eppure Madonna resta inarrivabile, per il suo essere camaleontica ed istrionica; per essere sempre al passo con i tempi, intuendo ed anticipando le mode; per la sua capacità di reinventarsi, e di porsi sempre al centro dell'attenzione dei media e del pubblico.
La carriera discografica di miss Louise Veronica Ciccone non è sempre stata sullo stesso, altissimo livello:dagli anni 90 in poi, è andata avanti a fasi alterne, con dischi di grande successo seguiti spesso da prove poco esaltanti, da cui (bisogna dargliene atto) è riuscita poi sempre a risorgere. Come l'andamento del mare, che lascia infrangere la propria onda sulla spiaggia per poi ritrarsi e prepararne un'altra, ed un'altra ancora, Madonna è sempre tornata in auge dopo un apparente periodo di ripiegamento.
E così, ad una decade (quella degli anni 80), dove la popolarità della cantante di origini italiane è andata in crescendo (con il boom dell'esordio del "First album" che in realtà si intitola semplicemente "Madonna", bissato da "Like a virgin" e dal capolavoro "True blue"), Madonna si affaccia al nuovo decennio con in tasca il successo planetario di "Like a prayer". Uscito nel 1989, il disco raggiunge vendite stratosferiche sebbene venga etichettato provocatorio e blasfemo per l'attacco "oltraggioso" al cattolicesimo (sto scrivendo in tono ironico, chiaramente:un'affermazione del genere faceva ridere vent'anni fa, figuriamoci oggi); il video della title track è il primo chiaro segnale di come la Ciccone puntasse decisamente ad alzare il tiro sul piano della comunicazione; nel 1992 con "Erotica" va a toccare la sfera sessuale in modo forse troppo esplicito per gli standard dell'epoca:il disco non viene capito a fondo, e non riscuote il successo sperato. Anche il successivo "Bedtime stories" è un mezzo passo falso, nonostante sia capace di sfornare due brani notevoli come "Secrets" e "Take a bow" (scritta con Babyface). E' di quegli anni anche il singolo "Human nature", trasgressivo e per questo rivoluzionario, perchè capace di sfondare la porta dei tabù sessuali, del fetish e della libertà di espressione:tutti elementi che verranno poi sfruttati da decine di artisti, e che ancora una volta pone l'accento su Madonna come autentica precorritrice delle mode, oltre che innovatrice artistica. 
Eppure in quegli anni molti già la davano per spacciata, declassandola ad "ex" icona mentre star del calibro di Celine Dion e Mariah Carey si affacciavano sulla scena della musica popolare. Grazie ad un nuovo cambiamento di immagine, e ad un nuovo indirizzo a livello di produzione (dovuto a William Orbit, autore già di alcuni remix), con "Ray of light" Madonna riesce a riconquistare il pubblico, rilanciando una carriera che sembrava in declino. Il successivo "Music" trasforma l'elettronica d'atmosfera del precedente lavoro in un qualcosa di sintetico, e pur cavalcandone l'onda non riesce a coprire le molte falle di un disco imperfetto. L'esperimento in quella direzione le sfugge di mano con il seguente "American life", che spinge sintetizzatori ed elettronica in maniera talmente esagerata da divenire un mezzo fiasco (anche se, a mio parere "Love profusion" e "Mother and father" restano dei brani eccellenti). Qui entra di nuovo in ballo la capacità di architettare l'ennesima metamorfosi del personaggio Madonna:rielaborando il concetto di musica dance - che è sempre stato uno dei pezzi forti della sua produzione - Louise Veronica Ciccone tira fuori dal cilindro l'ennesimo rilancio artistico con "Confessions on a dancefloor", che fa ballare mezzo mondo sulle note di hit come "Hung up", "Sorry" e "Get together". 
Gli ultimi 3 lavori in studio non hanno lasciato tracce memorabili:"Hard candy" è stato abilmente salvato da Timbaland e Pharrell, due dei migliori produttori tutt'ora in circolazione, mentre "MDNA" e "Rebel heart", alla resa dei conti, si sono guadagnati la palma di peggiori album dell'intera discografia dell'artista (nonostante entrambi abbiano tirato fuori almeno un paio di pezzi di spessore). E' lecito, quindi, aspettarsi a breve giro di posta un nuovo rilancio in grande stile della regina del pop; nell'attesa che la fenice rinasca dalle proprie ceneri, e che la storia della più grande artista pop continui, abbiamo un numero sterminato di canzoni di altissimo profilo per le quali non basterebbe un "greatest hits" in triplo cd. Come già avvenuto in passato, nonostante una certosina opera di scrematura non sarebbe bastata una selezione di cinque misere canzoni per una playlist. Ne ho quindi preparate due, una dance ed una di canzoni d'amore, e visti i classici che ho dovuto tralasciare, di certo ne avrei potute tirare fuori almeno il doppio.
Molti di quelli che leggeranno le mie scelte non saranno d'accordo, ma il bello di queste scalette è proprio questo:ad ognuno la sua, in base ai propri gusti, ai ricordi, alle emozioni che ci legano a pezzi che, comunque, hanno fatto la storia del pop. 
Entrambe le playlist hanno come titolo una canzone di Madonna che non troverete nelle mie selezioni:è una scelta non casuale, fatta come tributo a due dei brani che per ragioni di spazio non ho potuto inserire nella selezione finale, ma che ci sarebbero potuti entrare di diritto. E così, qui, in questa "Into the groove" ho raggruppato una manciata di pezzi movimentati, di cui almeno tre sono grandi classici della musica popolare (devo nominarli?),  mentre uno rappresenta una scelta del tutto personale ("Erotica", poi vi dirò perchè), e l'ultimo una vera e propria sorpresa. Questi pezzi, per un motivo o per l'altro hanno lasciato un segno indelebile nei miei lettori cd e nel mio giradischi, e dopo tanti anni sono ancora ospiti fissi delle mie playlist. Ognuno proviene da un album diverso, e dalle epoche più disparate della carriera di Madonna:è un paletto necessario, questo, che mi ha permesso di rendere la scelta più equa e il più bilanciata possibile. Spero che la mia analisi vi piaccia.


1 - LIKE A PRAYER
Come accennato in precedenza, "Like a prayer" è stata, nel 1989, una canzone che fece chiacchierare molto soprattutto in seguito alla prima trasmissione del video:una donna è testimone dell'omicidio di una ragazza da parte di alcuni attivisti della supremazia bianca, e vede che per il crimine viene invece arrestato un uomo di colore. Sconvolta, la donna si rifugia in una chiesa e da lì in poi si susseguono immagini con alcuni simboli cattolici, come le stigmate e le croci che bruciano in stile Ku-Klux-Klan mentre lei prega davanti alla statua di un santo nero. Subito dopo la sua pubblicazione il vaticano ha condannato il video, mentre gruppi di famiglie e di religiosi hanno protestato contro la sua programmazione. Tutto ciò ha portato acqua al mulino della cantante e del brano, pubblicità di cui non aveva neanche bisogno visto il successo immediato. Già acclamato dalla critica, "Like a prayer" è una degna rappresentazione del synth-pop degli anni 80, molto danzereccia e dal ritornello immediato; ciò che lo eleva allo status di capolavoro è l'introduzione del coro gospel, tanto azzeccata quanto inaspettata per un'artista bianca (eh già, perchè in quegli anni oltre ai bacchettoni religiosi c'era ancora una forte distinzione fra i colori della pelle).



La peculiarità di "Like a prayer" è che è praticamente tutta un ritornello; sin dalle prime battute se ne intuisce il potenziale commerciale, tant'è che sfido chiunque a non aver mai canticchiato o fischiettato l'intro, dove Madonna intona uno dei leit-motiv della canzone su una base di organo da chiesa:
"Life is a mystery, everyone must stand alone, I hear you call my name, and it feels like home..."
Entrano le percussioni, il ritmo pompa e "Like a prayer" si trasforma in un vortice della durata di quasi sei minuti (che passano come se fossero soltanto due) in cui sono racchiuse diverse soprese e cambi di tempo. Splendido il doppio bridge interpuntato dal gospel che fa da battistrada al gran finale, ed in cui si affaccia una chitarra elettrica appena accennata. Se c'era un brano da inserire in questa sede su cui non ho avuto dubbi, quello è stato senz'altro "Like a prayer". I remix contenuti sia nella versione 12'' che nei cd singles meritano di essere ascoltati; offrono, infatti, varianti interessanti della struttura della canzone senza stravolgerla, anche grazie all'utilizzo degli arrangiamenti e degli strumenti originali. Queste versioni donano nuove chiavi di lettura a quello che, in tutte le salse ed in tutte le proposte correlate, resta un pezzo immortale, da annoverare negli annali della musica pop e contemporanea.

2 - EROTICA
Madonna ha, negli anni, pubblicato dei veri e propri classici della musica pop. Perchè inserire proprio "Erotica" quindi, in luogo di "Who's that girl" o "Into the groove", per citarne un paio? Con un ampio assortimento di pezzi storici, la domanda sarebbe più che lecita; per molti questa potrebbe essere una scelta discutibile, ma per il sottoscritto questo brano ha una valenza simbolica non indifferente:pensate che all'epoca ero un tredicenne con quattro peli di barba, alle prese con le prime scoperte sessuali. Ti arriva questa donna bella e provocante, con un libro in cui si mostra come mamma l'ha fatta ("Sex", praticamente un libro porno per l'epoca, in vendita libera nelle librerie avvolto da una confezione plastificata uguale a quella di un preservativo!) e con una canzone dove non canta, ma sussurra perversioni e fantasie erotiche con una voce sensuale da brividi; come poteva un adolescente non rimanerne affascinato? Ecco, "Erotica" ha acceso quell'immaginario sessuale che era per me ancora acerbo e che stava per manifestarsi a livello ormonale. In realtà, c'è da dirlo, Madonna già qualche anno prima aveva offerto un assaggio della sua carica sessuale, con quella che è in realtà parente vicinissima di "Erotica":mi riferisco a "Justify my love", altro pezzo dall'alto tasso afrodisiaco pubblicato come uno degli inediti della raccolta "The immaculate collection". Se fossi nato qualche anno prima, probabilmente in questa scaletta ci sarebbe finito proprio quest'ultimo; quel lustro di differenza ha fatto sì che il simbolo trascritto su spartito della mia personale scoperta della sessualità divenisse il suo successore. Nel testo, Madonna è Dita (nome fittizio scelto per omaggiare l'attrice tedesca Dita Parlo), padrona e maestra dell'arte amatoria:
"My name is Dita, I'll be your mistress tonight, I'd like to put you in a trance. If I take you from behind push myself into your mind
When you least expect it will you try and reject it...".
Da poche strofe si intuisce come l'accuratezza dei dettagli non fosse di poco conto in rapporto all'epoca in cui venne data alle stampe; il video di accompagnamento non era da meno:contenente immagini di Madonna nuda e scene sadomaso tratte dal libro fotografico "Sex", venne bandito da quasi tutte le emittenti televisive e riproposto in versione tagliata e censurata.
Su un piano strettamente musicale, "Erotica" è un pezzo funky costruito su un beat secco e sincopato accompagnato da un giro di basso in loop di grande effetto. Recentemente è stato pubblicato online il demo  originale della canzone, che inizialmente si chiamava "You thrill me":pur essendo chiaramente una "bozza", peraltro con un cantato incompleto e completamente diverso dalla versione che conosciamo, è un ottimo pretesto per carpire l'evoluzione del brano fino ad arrivare alla sua forma definitiva, e ci offre uno splendido "dietro le quinte" di una produzione in fase di sviluppo.

3 - LA ISLA BONITA
Le nacchere ed un "sabor" chiaramente ispanico sono una delle caratteristiche lampanti di "La isla bonita", che nella sua semplicità ed immediatezza, con un decennio di anticipo è stato primordiale precursore di tanti tormentoni danzerecci latino-americani (primo su tutti, la "Lambada", per poi arrivare alle varie proposte spanglish di Ricky Martin ed in un secondo tempo di Jennifer Lopez, senza dimenticare "one-shot" estivi come "Macarena", "Asereje" e così via). A differenza dei pezzi appena citati, però, "La isla bonita" mantiene intatto ancora oggi il suo appeal, tanto da essere un riempipista sempre attuale, seppur con delle chiare sonorità ottantiane.
E' uno di quei pezzi che è...invecchiato bene, diciamo così.
Il pezzo forte della canzone è senza dubbio il ritornello, che ho sempre adorato. Spinta da un basso incalzante, la modulazione sincopata del cantato è un qualcosa di davvero memorabile:
"Tropical the island breeze, all of nature wild and free
This is where I long to be, La isla bonita.
And when the samba played the sun would set so high
ring through my ears and sting my eyes, your Spanish lullaby..."
A "La isla bonita" sono anche legate le prime parole in spagnolo che ho cantato in vita mia ("te digo te amo"), ma la carta vincente è senza dubbio la melodia ariosa e leggera che pervade un pò tutto il brano, e che lo rende sia un classico da ascolto che da discoteca. "La isla bonita" è senza dubbio un pezzo imprescindibile non solo per una scaletta dedicata esclusivamente a Madonna, ma anche per una qualsiasi selezione pop, dove troverebbe posto senza fatica alcuna.

4 - FROZEN
Da un momentaneo calo di vendite e popolarità, nacque nella primavera del 1998 la collaborazione con William Orbit (allora poco conosciuto se non per qualche remix), che fruttò una svolta nelle sonorità di Madonna. Non più funky, non più pop patinato, ma un tipo di musica elettronica con chiare influenze ambient, a tratti anche orchestrali, capaci di donare al risultato finale un'impronta mistica, evocativa ed apertamente eterea. "Frozen" ne è l'esempio più lampante, ma anche "The power of goodbye" merita di essere menzionato. Entrambi i pezzi sono vere e proprie punte di diamante di quel che è l'intero album, "Ray of light".
Madonna, inoltre, aveva lavorato molto sul cantato per prepararsi all'interpretazione di Evita Peron nel musical "Evita", e su "Ray of light" il risultato di tante fatiche è evidente; in un ambiente così elaborato e sofisticato, la sua voce limpida e sempre misurata si muove che è una bellezza:
"You only see what your eyes want to see
How can life be what you want it to be? You're frozen
when your heart's not open...
You're so consumed with how much you get
You waste your time with hate and regret. You're broken
When your heart's not open..."
La canzone parla di una delusione sentimentale, di ritorsione, di ricatto, di un compagno che lascia che l'odio ed i rimpianti soffochino i sentimenti; quando ciò avviene, il suo cuore è "congelato", spezzato, incapace di amare.
"Frozen" è stata acclamata all'unanimità dalla critica. Alcuni hanno definito il pezzo un capolavoro di musica elettro-underground, altri sono arrivati addirittura ad accostarla ad opere di musica medievale e neoromantica. Riviste settoriali l'hanno accostata persino all'opera italiana, all'Aida di Giuseppe Verdi ed alla "Madama Butterfly" di Puccini (!). Ognuno ci vede quello che vuole, ma ciò che non cambia e mette tutti d'accordo è che "Frozen" resta, senza ombra di dubbio, un grande pezzo di musica contemporanea che attinge da vari stili con delicatezza senza, per questo, peccare in originalità.

5 - FORBIDDEN LOVE
Va detto che tutto l'album "Confessions on a dancefloor" è di notevole spessore, e meritava di essere citato qui almeno con un brano. In questo ultimo slot avrei potuto inserire sia "Hung up", sia "Sorry", sia "Jump", tre dei singoli più noti tratti dal disco. La scelta è ricaduta invece su un pezzo meno conosciuto, intitolato "Forbidden love" (da non confondere con la canzone dallo stesso titolo presente su "Bedtime stories", completamente diversa). Il perchè è presto detto:provate a suonarla mentre guidate di notte in una strada metropolitana, con i lampioni che si susseguono durante il tragitto e vi illuminano la strada. Capirete l'effetto che riesce a creare, e percepirete in modo ancora più netto l'aura malinconica ed allo stesso tempo inebriante che caratterizza l'intero comparto musicale. Ricalcando appieno lo stile ballabilissimo di "Confessions", si crea così un tocco atmosferico, frutto del particolare tappeto di tastiere che rende "Forbidden love" emozionante e suggestiva:un perfetto esempio di musica dance sospesa tra l'elettronica degli anni 80 (Depeche Mode, Pet Shop Boys), e quella ancor più sintetizzata del decennio successivo. Il tocco di Mirwais (altro DJ di fama internazionale e produttore dell'intero disco) rende la proposta al passo con i tempi, fresca, innovativa e persino sperimentale:rielaborando lo stesso arrangiamento, infatti, il produttore francese ricaverà poi "Jump", divenuto uno degli highlights dell'intero album.
Si parla di un amore tormentato tra un ragazzo ed una ragazza in un mondo diverso ("They lived in a different kind of world"), che per qualche ragione che non viene specificata è impossibile, proibito ("forbidden", appunto) sebbene sia palese che l'attrazione ed il sentimento siano reali, e capaci di cambiare il corso delle loro vite:"Just one smile on your face was all it took to change my fortune, Just one word from your mouth was all I needed to be certain...".
 "Forbidden love" è uno di quei pezzi che "vivono" di notte, e nella notte prendono corpo, si materializzano espandendo la percezione di chi è all'ascolto; nelle mie playlist è risultato essere più longevo rispetto alle altre hit di "Confessions", e questo è un elemento che non potevo trascurare.

Come si evince dal titolo di questo post, "Into the groove" è uno dei brani che ho dovuto escludere, non senza rimpianti. Quella famosissima linea di basso ha fatto scuola a metà degli anni 80, definendo un genere da cui sono nati numerosi cloni. Ma non è l'unica assenza di rilievo:meritavano di essere inserite anche "Who's that girl", "Open your heart", "Secrets", "Bad girl" e "Material girl" solo per citarne alcune. Ma in quel caso, avrei dovuto contravvenire alla "regola" delle playlist di musicalmaniak, che prevede sempre e comunque non più di cinque brani. 
Il bello della creazione di una scaletta però, è anche la scelta; non sempre tutti sarano d'accordo, e più la scelta è ampia, più varie saranno le proposte e le discordanze. Riassumere una carriera come quella di Madonna in uno spazio ristretto come questo sarà sempre limitante, bisogna farsene una ragione.
Per fortuna mi sono riservato la scelta di altri cinque pezzi, che sono andato a pescare tra le canzoni d'amore della regina del pop; la suddetta playlist, intitolata "Crazy for you", sarà oggetto del prossimo post.
 





domenica 25 marzo 2018

W.A.S.P. - REIDOLIZED
(THE SOUNDTRACK TO THE CRIMSON IDOL)
LABEL:NAPALM RECORDS
FORMAT:DELUXE BOXSET 2CD+DVD



IL CONCEPT:
Jonathan Aaron Steel è un ragazzo come tanti. 
Un ragazzo che vive fin dall'infanzia un'esistenza triste e desolata dovuta al continuo rifiuto che i genitori hanno nei suoi confronti; infatti, ossessionati dalla religione, sia padre che madre considerano Jonathan un fallimento, un figlio che non avrebbero mai voluto. A questo odio si contrappongono le attenzioni e l'amore rivolto verso il loro primogenito, Michael, che sembra l'unico a dar loro soddisfazione. Egli è un fratello buono, comprensivo e capace di ascoltare Jonathan, che lo vede come un eroe. Michael è il suo confidente, il suo migliore amico, il suo punto di riferimento. Grazie alla sua presenza, Jonathan riesce a sopportare l'indifferenza della madre, per la quale è solo un peso da sorreggere, ed i continui abusi da parte del padre, che lo picchia ripetutamente con dei pretesti tanto futili quanto grotteschi.
Nei momenti di solitudine, invece, Jonathan trova spesso consolazione nello specchio, una entità che assume quasi un carattere mistico e con la quale il ragazzo costruisce intorno a se stesso l'immagine che desidera:un mondo fantastico in cui tutto ruota intorno al suo volere.
Con la sua immagine nello specchio, Jonathan esorcizza quello scenario degradante e "malato" in cui è costretto a crescere. Ma la tragedia è dietro l'angolo:in seguito ad un incidente stradale, il fratello maggiore Michael perde la vita, privando Jonathan dell'unica figura di sostegno in quella vita altrimenti malsana; è l'inizio di un periodo di crisi durante il quale il ragazzo comincia ad abbandonarsi ad un circolo di alcolismo e ribellione.
Un giorno, però, Jonathan vede nella vetrina di un negozio una sfavillante chitarra elettrica. Improvvisamente, capisce che rifugiarsi nella musica potrebbe essere la sua salvezza, il modo migliore per esprimere il suo disagio ed imparare a combattere i suoi demoni. Una volta acquistata la chitarra, scopre un talento del quale non aveva neppure sospettato l'esistenza. In breve tempo il giovane diviene un ottimo musicista e comincia a scrivere canzoni, dedicando anima e corpo alla sua nuova passione.
Resosi conto della qualità dei suoi lavori, il ragazzo decide di scappare di casa per dirigersi in una grande città con la speranza che qualcuno lo noti. Per due lunghi anni Jonathan vive alla giornata, mendicando per le strade e suonando canzoni di fronte ad uno smisurato pubblico di passanti distratti. La sua tenacia sembra essere ripagata dall'incontro con un uomo d'affari di nome Charlie, presidente di una delle case discografiche più affermate a livello internazionale.
Charlie offre a Jonathan un contratto al quale il ragazzo non può dire di no, e nel giro di poche settimane il giovane inizia a lavorare sul suo primo disco insieme ai migliori professionisti del settore.
Mesi dopo, poco prima del giorno in cui il suo primo album avrebbe dovuto debuttare nei negozi, il ragazzo incontra sul ciglio della strada una zingara, che gli domanda se per caso fosse interessato a conoscere il proprio futuro mediante la lettura dei tarocchi. Jonathan acconsente e la zingara inizia quindi a raccontare i dettagli del suo passato e del suo presente, interpretando le carte con maestria. Ad un certo punto però, arrivato il momento di scoprire il futuro di Jonathan, la zingara si interrompe con orrore. Il ragazzo la prega di proseguire e lei gli rivela che il futuro non ha in serbo niente di buono per lui. La zingara gli confida di avere avuto la visione di un eroe che cade in disgrazia, e
subito dopo lo ammonisce: "Attento a ciò che desideri, perché potrebbe realizzarsi davvero."
Il primo album di Jonathan viene lanciato, e diviene in breve tempo un successo su scala mondiale.
Il ragazzo triste e sconsolato che aveva avuto una infanzia d'inferno si trova così proiettato in un mondo fatto di ricchezza, denaro e ambizione. Jonathan Aaron Steel si è ormai del tutto trasformato nell'idolo delle folle, il solo ed unico "The Crimson Idol".
Una sera, durante una festa mondana, il ragazzo viene avvicinato da un tizio che gli dice di chiamarsi Doctor Rockter. Sotto la sua guida, il giovane musicista scopre uno stile di vita nel quale droga e perdizione non sono altro che semplici passatempi. Per i tre anni seguenti, Jonathan rimane letteralmente schiavo delle sostanze stupefacenti, arrivando quasi al punto di perdere se stesso.
Anche lo specchio, che era rimasto il suo unico confidente da quando suo fratello Michael se n'era andato, inizia progressivamente a perdere il suo ascendente su Jonathan che, sempre più distratto e allucinato, viene addirittura minacciato di essere scaricato dall'etichetta discografica.
E' in quel momento che il giovane viene illuminato da una visione:si rende conto di quanto schifosamente falso sia il successo per cui ha faticato negli ultimi anni; si rende conto di quanto ipocrita sia l'universo che gli gravita intorno. E soprattutto capisce che l'unica cosa per la quale veramente sarebbe valso soffrire è anche l'unica cosa che davvero gli manca: l'amore e l'affetto delle persone care.
Dopo ore ed ore passate in silenzio, chiuso nella solitudine della sua lussuosa dimora, Jonathan si convince a fare una telefonata. Sono trascorsi anni da quando ha lasciato i suoi genitori, così decide di mettersi in contatto con la sua vecchia famiglia. Al telefono egli è quasi incapace di proferir parola per l'emozione, ma tutte le sue aspettative di conforto ed apprensione vengono tristemente vanificate dalle parole di sua madre. La conversazione rimane fredda, il tono della voce distaccato.
La frase di congedo, un vero e proprio colpo di grazia con il quale Elizabeth Steel lascia Jonathan in balia del suo crudele destino, è:"noi non abbiamo nessun figlio."
Qualche giorno più tardi, subito dopo la fine di un concerto, il corpo del mitico "The Crimson Idol" viene trovato privo di vita in un camerino, impiccato alle corde di quella stessa chitarra che tante emozioni aveva donato a lui e al mondo intero.
Una delle più grandi stelle nascenti della storia della musica era ormai caduta dal cielo della notte, smettendo per sempre di brillare. [*]

Il concept dietro a quest'opera rock dei W.A.S.P. è, come avete potuto leggere, piuttosto crudo.
Già all'epoca Blackie Lawless (leader della band) aveva ideato e girato una sorta di film per raccontare la storia di Jonathan, filmato rimasto chiuso nel cassetto fino ad oggi. 
Per festeggiarne il 25esimo anniversario, l'edizione "Re-Idolized:The soundtrack to the Crimson Idol" ci regala il dvd del film musicale che, pur nella sua particolarità (assenza di dialoghi interamente sostituiti dalla musica, ed immagini spesso ripetute), risulta essere seguibilissimo e incisivo, cupo ed a tratti claustrofobico fino al tragico finale che - per forza di cose - emoziona e lascia l'amaro in bocca.

LA MUSICA:
"The Crimson idol" è un album tirato, da ascoltare tutto d'un fiato ed apparentemente senza punti deboli. E' un proposta in puro stile hard-rock sopra le righe, che riesce a raggiungere, come vedremo, dei momenti di altissimo spessore musicale.
Il disco venne dato alle stampe nel 1992 ed ottenne un notevole successo sia commerciale che di critica, tanto da venire considerato come il picco massimo della discografia della band, e definito da molti come un vero e proprio capolavoro.
"Re-Idolized", invece, uscito circa un mese fa, ne è una versione completamente risuonata dalla formazione attuale della band di Blackie Lawless. Il disco ripropone la stessa scaletta senza stravolgere eccessivamente la proposta originale, che viene anzi ampliata con l'aggiunta di brani già pubblicati in altri album (ma che si incastrano alla perfezione con la storia) e veri e propri inediti. 
Il cofanetto celebrativo - uscito oltre che in cd, anche in vinile e picture disc - include anche il dvd con il film di 55 minuti di cui vi ho parlato sopra. 
Apre questa opera rock "The Titanic Overture", acustica all'inizio e roboante in seguito, ed è una degna introduzione alla storia di Jonathan, la cui figura viene introdotta e delineata con il rock scatenato di "The invisible boy":sin da queste prime battute si capisce quanto i W.A.S.P. siano ispirati, perchè i riff si susseguono senza respiro, le vocals di Blackie si ergono sul muro del suono pulite e cariche, e la scarica elettrica che fuoriesce dalle casse non è mai priva di melodia.
La combinazione vincente dell'opener si ripete anche in altri pezzi tiratissimi come "Arena of pleasure" e "Chainsaw Charlie", mentre con "The Gispy meets the boy" arriva il primo pezzo acustico, a far da introduzione ad una splendida cavalcata fatta di chitarra e batteria (le prove di Doug Blair e Mike Dupka sono davvero encomiabili). La brevissima e strumentale "Michael's song", emozionante e solenne, è soltanto l'aperitivo delle splendide ballads che "Re-Idolized" tirerà fuori. Il rumore improvviso di vetri, infatti, da il via a "Miss you", brano già pubblicato nel precedente lavoro dei W.A.S.P. ("Golgotha"), di cui era uno degli highlights assoluti.
Viene riproposto qui, leggermente riarrangiato, come riflessione di Jonathan sulla perdita (appena avvenuta in questo momento della storia) del fratello Michael:
"Lost inside our room
A priest at the door with news
Said you were gone and I knew
Oooh and my world was broken in two
I'd pray that you were here
To hold my heart
I'd hide myself in your bed
And cry myself numb
Oh God I miss you
Tell me can you hear me
Oh God I miss you
I can't scream and I can't speak..."
La toccante interpretazione, accompagnata da dolcissimi rintocchi di chitarra acustica, ci regala una delle migliori ballads degli ultimi dieci anni in ambito rock. Eppure, il livello altissimo di un pezzo come "Miss you" qui verrà addirittura superato da due perle di esagerata bellezza, che verranno più avanti.
Altro pezzo a cui spetta una menzione particolare dopo la scatenata "Doktor Rockter" è "The Idol", episodio introspettivo dove acustico ed elettrico si sposano a meraviglia, e dove la chitarra piangente trova uno spazio liberatorio nel gran finale, ancora una volta suggestivo e carico di pathos:
"If I could only stand 
and stare in the mirror would I see
One fallen hero with a face like me
And if I scream, could anybody hear me
If I smash the silence, 
you'll see what fame has done to me..."
Il testo trasuda la tristezza di Jonathan che, resosi conto del baratro in cui la fama lo ha gettato, stenta a riconoscere se stesso anche davanti a quello specchio che tanto lo aveva confortato in passato.
E' qui che Jonathan capisce che ha bisogno dell'amore della famiglia e decide, a distanza di anni, di telefonare a casa.
Ed è qui che l'idolo delle folle segna definitivamente il suo tragico destino.
"The idol" porta dritti al fulcro dell'intera opera, che in questa riedizione scava un solco ancora più profondo, raddoppiando la dose. Non ho paura, nè dubbi, a definire "Hold on to my heart" (già presente nell'edizione originale di "The Crimson Idol") come la canzone d'amore hard-rock più bella di sempre.
La chitarra acustica che "comanda" la melodia insieme a delle note semplicissime di basso, ti entra subito nelle viscere, te le rivolta, te le contorce. E' una lovesong universale, valida cioè per ogni occasione, che sia un momento romantico in compagnìa della vostra metà od un volersi struggere in solitario; il pezzo ovviamente, assume un effetto ancor maggiore e brilla di luce propria se si tiene presente l'intera storia dell'idolo cremisi.
La voce di Lawless si posa, graffiante e ruvida, con incredibile dolcezza sul comparto musicale, lasciando l'ascoltatore inerme, paralizzato e con i brividi che corrono per tutta la spina dorsale:
"There's a flame, flame in my heart
And there's no rain, can put it out
And there's a flame, 
it's burning in my heart
And there's no rain, ooh can put it out
So just hold me, hold me, hold me
Take away the pain, inside my soul
And I'm afraid, so all alone
Take away the pain, 
that's burning in my soul
Cause I'm afraid that I'll be all alone
So just hold me, hold me, hold me..."
Dagli stessi emozionanti accordi, nasce e si sviluppa poi "The peace", aperta da un suono chitarristico con un effetto eco, ed immediatamente doppiato dal basso di Mike Duda e dalla stessa chitarra, stavolta in primo piano.
Su una base quindi del tutto simile alla precedente, si sviluppa una melodia vocale diversa ma non meno commovente. L'aggiunta della tastiera, che interviene sui ritornelli e chiude con intensità sull'assolo finale, porta questo pezzo ad essere non solo un compendio della precedente "Hold on to my heart", ma addirittura una sorella più elaborata e rivestita, e per questo per certi versi anche più riuscita.
La critica che molti potrebbero muovere, è che effettivamente l'assonanza fra le due canzoni è quasi imbarazzante. Ma la capacità di rielaborare un capolavoro con sapienza e maestria (e chi meglio dell'autore originale poteva andarlo a fare?) ne ha, in questo caso, semplicemente generato un altro. 
Credetemi, non è facile per niente l'impresa in cui sono riusciti i W.A.S.P.:si sono presi un rischio pazzesco, ed il risultato è da standing ovation. 
Semmai si può parlare di furbizia, di un voler "giocare sul sicuro", ma signori, tanto di cappello; perchè questo brano - come il gemello che lo precede - merita di essere ascoltato e vissuto almeno una volta nella vita, anche da chi è digiuno di tutto ciò che è metal, e da chi - rockettaro fino all'osso - non ama le ballads.
Chiude il disco la lunghissima suite di 9 minuti intitolata "The great misconception of me", che è il compendio di tutta la storia di Jonathan, e ne raccoglie le ultime struggenti riflessioni in un vero e proprio epitaffio che preannuncia il tragico finale:
"I am the prisoner of the paradise I dreamed
The idol of a million lonely faces look at me
Behind the mask of sorrow, four doors of doom behind my eyes
I've got their footprints all across my crimson mind..."
L'atmosfera è tormentata, e trasmette angoscia di parola in parola in un crescendo che va di pari passo con la musica, che come un'onda del mare si gonfia nervosamente per poi ripiegarsi su se stessa e riacquietarsi; in quei frangenti si torna nello sconforto, che è così profondo e radicato da spingere addirittura il ragazzo a dire che il vero "idolo" è il padre, mentre lui è semplicemenmte "l'impostore":
"I'm the imposter, the world has seen
My father was the idol, it was never me
I don't wanna be, I don't wanna be, 

I don't wanna be
The crimson idol of a million eyes...
"
Nel mediometraggio, su un finale magnificente per strumentazione e pathos, Jonathan pone fine alla sua esistenza con queste ultime riflessioni, e con un'ultima frase ("Love set me free") che rimbomba nelle orecchie mentre cala il sipario. Con il disco giunto alla fine, anche il silenzio che ne sussegue diventa un'ulteriore cornice al finale dell'opera; perchè in quel silenzio che sa di vuoto ormai incolmabile, si rivive a grandi linee e con un groppo in gola un pò tutta la storia.


 "The soundtrack to the Crimson idol" è una riedizione che non può mancare sulle mensole di ogni amante del rock che si rispetti. Perchè oltre ad essere un concept album riuscitissimo (cosa per niente scontata), capace di offrire numerose sfaccettature a livello artistico - coinvolgendo musica, cinema e letteratura (in parte minore) - ha la capacità di rapirti, di trascinarti nella storia e di emozionarti. L'empatia con il protagonista è immediata, e lascia riflettere; di storie simili, ed anche più crude, ve ne sono anche nella vita reale.
Qui entra in ballo anche un'analisi sulla crudeltà che si cela sia dietro al mondo dello show-business, sia nella società odierna. 
E' un'accusa di bigottismo, di chiusura mentale, ed un grido disperato in cerca di amore; l'amore, quello semplice, primitivo, basilare e su cui si costruisce l'esistenza di ognuno di noi. 
Quello profondo, spassionato, che solo un padre ed una madre sanno donare nei confronti di un figlio.

VOTO:9/10
BEST TRACKS:"HOLD ON TO MY HEART", "THE PEACE", "THE GREAT MISCONCEPTION OF ME", "MISS YOU", "THE IDOL",  "THE GIPSY MEETS THE BOY".
 



 [*] Il testo, rivisto e corretto dal sottoscritto, è liberamente tratto da "Wikipedia". Ho trovato il modo di esporre il racconto molto chiaro e dettagliato, ed a parte qualche aggiustamento qui e lì, ho voluto riproporlo quasi per intero.