domenica 9 giugno 2019

IL BOTTINO DEL MESE:METALLO, UN PO' DI ROCK E TANTA NOSTALGIA

IL BOTTINO DEL MESE:METALLO, UN PO' DI ROCK E TANTA NOSTALGIA

Tenere botta a dei post come questo - che vorrei far diventare ciclici - non sarà facile, perchè elencarvi tutti i dischi che entrano dentro la casa di un maniaco della musica come me è praticamente impossibile. Ci proverò, a partire da questo mese, offrendo una rapida disanima del perchè mi sono preso la briga di portare un disco alla cassa e comprarlo, o dei motivi che mi hanno spinto ad andarlo a pescare online dall'altra parte del mondo per farlo arrivare direttamente sul mio scaffale. Questi sono gli highlights del mese di maggio, e si tratta di ristampe di lavori storici appena uscite, tra tanto rock ma anche tanto revival nostalgico che si rivolge ai gloriosi anni ottanta.


DEPECHE MODE - BLACK CELEBRATION 
5x12'' SINGLES BOXSET
Prosegue la serie di box di singoli dei Depeche Mode, che stanno raccogliendo tutti i singoli in vinile 12'' disco per disco, in ordine cronologico. Ho tralasciato l'acquisto delle uscite relative ai primi album perchè questi cofanetti sono abbastanza costosi, ed a mio avviso vale la pena averli solo per i lavori a cui si è particolarmente legati; la mia scelta è quindi ricaduta su questo "Black celebration" che sicuramente verrà bissato dal box che uscirà prossimamente riguardante "Songs of faith and devotion" (a mio avviso, vero e proprio capolavoro della band di Dave Gahan). La raccolta dedicata al disco del 1986 è formata da cinque singoli in vinile rigorosamente nero, per i singoli "Stripped", "A question of lust" e "A question of time" (questi ultimi entrambi in due versioni). Sono tre classici del repertorio dei Depeche Mode, due dei quali li inserirei senza problemi tra i pezzi che amo di più nella discografia del gruppo inglese:il primo è senz'altro "Stripped", al quale venne affidato il lancio dell'album, e che altro non è che un chiaro esempio di elettronica da alta classifica, con un giro di synth pazzesco e riconoscibilissimo sin dal primo ascolto; nel singolo in questione, c'è la versione estesa (la "Highland mix", della durata di oltre sei minuti) che rende ancor più spettacolare l'impatto sonoro del brano:provate a spararla ad un volume equo e ne capirete il perchè. Il secondo è senza dubbio "A question of lust", che invece è una canzone che sprizza sensualità ed erotismo da ogni nota; non sarà l'unico brano firmato Depeche Mode che ispirerà sesso sfrenato nel corso degli anni successivi (dopo di esso, infatti, arriveranno "Higher love" e soprattutto "Freelove") ma la sua semplicità, costruita su un tappeto meraviglioso di pura elettronica la rende più diretta e sanguigna dei lavori che seguiranno. 


MEAT LOAF - BAT OUT OF HELL II (BACK INTO HELL)
USA BLUE VINYL REISSUE
Meat Loaf, insieme al paroliere Jim Steinman ha creato un sottogenere unico nella storia della musica, elevandola ad una e vera e propria opera rock di stampo teatrale; l'idea nasce ovviamente dal "Rocky horror picture show" di cui Meat Loaf è stato uno dei protagonisti, si evolve con il primo "Bat out of hell" ed a distanza di quasi vent'anni si consolida con questo secondo episodio della saga, che contiene autentici tesori come "I'd do anything for love", "Rock'n'roll dreams come through" e "Life is a lemon and I want my money back", senza dimenticare "Objects in the rear view mirror may appear closer than they are". 
La ristampa in vinile blu è (ahimè) un'esclusiva per il mercato americano:nonostante il rischio di doversi trovare a pagare qualche euro in più per la dogana, se vi piace lo stile del cantante ed attore statunitense, questa versione non bisogna farsela sfuggire, visto che, molto probabilmente, diventerà a breve di difficile reperibilità.


WITHIN TEMPTATION - THE HEART OF EVERYTHING
MOV GOLD & BLACK SWIRL VINYL LIMITED & NUMBERED

La "Music On Vinyl" continua a fare le cose per bene, con ristampe di altissima qualità, curate in ogni minimo dettaglio e per giunta super-limitate. Le ristampe della discografia dei Within Temptation non sono da meno, ed anzi hanno un senso logico e simbolico, se vogliamo, superiore ad altre, per il semplice fatto che questi dischi all'epoca della loro uscita erano stati lanciati soltanto in cd. 
"The heart of everything" è uno degli album più riusciti del combo di Sharon Den Adel, che per l'occasione alza il tiro rispetto agli esordi più acerbi ed abbozzati, proponendo un perfetto mix tra melodia, elementi sinfonici e puro metal; anche sul piano della produzione il gruppo si evolve, ed infatti questo lavoro è più pulito e rifinito. Il risultato che ne consegue frutta autentici capolavori come "Memories", "Frozen" e la struggente ballad "All I need", che resta una delle più belle canzoni d'amore lanciate dalla scena metallara. E' la consacrazione internazione del gruppo olandese, e di fronte a l'ennesimo vinile colorato (questa volta oro marmorizzato di nero) non ho saputo resistere:il suo spazio nella mia collezione è pienamente meritato.


BANANARAMA - TRUE CONFESSIONS
GREEN VINYL REISSUE
Forse questa uscita delle Bananarama, trio femminile proveniente dall'Inghilterra, tra tutti quelle citate era la meno indispensabile; era già da un paio di mesi in circolo, ed ammetto di non essermi fiondato a comprarla appena disponibile. Ci ho pensato un pò - e con l'occasione mi sono andato a riascoltare anche qualche pezzo contenuto nel disco, come la storica "Venus" - poi è capitata un'offerta ed alla fine ho ceduto. Sarà solo un vezzo, ma vedere la puntina del giradischi posarsi su quei solchi verdi e suonare "Trick of the night" mi ha regalato un'emozione che già da sola è valsa l'acquisto. Per di più, il disco non si regge soltanto su questi pezzi che ho appena citato; ci sono anche altri pezzi in pieno stile anni ottanta come "Ready or not", "Do not disturb" e "A perfect world", che vanno ad impreziosire un album che forse non ha retto il confronto con il tempo rispetto ad altri classici del genere, ma che si porta dietro tanti ricordi di quel decennio magico per la musica, dove anche ciò che sembrava artefatto e costruito a tavolino funzionava alla grande. 
 
(R.D.B.)


domenica 12 maggio 2019

PLAYLIST:NIRVANA

PLAYLIST:NIRVANA

Nevermind vinyl


Non sono qui nè per raccontare la storia di uno dei gruppi più importanti della musica degli anni novanta, nè per illustrarvi l'importanza e l'impatto che suddetto gruppo ha avuto non solo per il grunge - genere di cui sono stati eletti a simbolo - ma anche per il rock, tutto il rock, dalla A alla Z.
L'eredità che ancora oggi la loro musica, ed il loro controverso leader Kurt Cobain hanno lasciato è evidente e, a distanza di ormai venticinque anni, è più viva che mai. Con una manciata di album (tre, se escludiamo pubblicazioni live e raccolte varie) ed una serie di brani che sono stati consegnati alla leggenda come emblema di una generazione, e che rappresentano l'incarnazione di un nuovo periodo di ribellione contro il sistema ed i suoi falsi miti secondo solo a quello di fine anni sessanta delineato da Woodstock, i libri di storia della musica non possono non citare a caratteri cubitali questo nome:Nirvana.
Per avere un quadro generale della storia della band, vi rimando ad un esemplificativo articolo scritto da Claudio Fabretti per il sito di Onda Rock, che potete trovare qui:
NIRVANA - ROCK E DINTORNI
Quando "Nevermind" esplose in tutto il mondo, io ero un adolescente appena attratto dalla musica, senza nessun tipo di pregiudizio; ascoltavo di tutto, MTV passava raffiche di video ogni giorno, ed in assenza di internet era la fonte principale da cui attingere canzoni e nuove scoperte. Fu lì che scoprii per la prima volta "Smells like teen spirit", e mai avrei pensato che quel disco, con una curiosa copertina in cui un bambino immerso in una piscina è intento ad inseguire una banconota da un dollaro appesa ad un amo, sarebbe diventato un album storico e seminale per il rock.
All'epoca i dischi si potevano anche noleggiare, e ricordo che rimasi impressionato sin dal primo ascolto dalla vocalità di quell'artista biondo incazzato con il mondo, dal suo grido disperato ma allo stesso tempo distaccato che in altri passaggi si trasformava in sommessa indolenza e puro tormento. Registrai subito una cassetta, ma con l'arrivo del mio primo lettore cd, "Nevermind" divenne uno dei primi compact disc che mi affrettai a recuperare; quello stesso disco che, in mezzo a tanti altri, ed alternandolo ad una ristampa in vinile, ancora oggi vado a ripescare con ciclica frequenza.
Oggi ho voluto scegliere cinque brani tra i più rappresentativi della carriera dei Nirvana, e sono scelte che, come al solito, tengono conto sia del mio gusto personale, sia del profondo significato che hanno lasciato nel mio immaginario. E' un modo come un altro di celebrare il venticinquesimo anniversario della morte di Cobain appena passato, ed un ulteriore pretesto per riascoltare degli autentici capolavori senza tempo. Ciò che consiglio di fare a chiunque stia leggendo questo articolo è, dunque, di accendere lo stereo, afferrare le cuffie - se prediligete questo tipo di ascolto - e di premere il tasto "play" o lasciar correre la puntina del giradischi insieme a me.

1 - COME AS YOU ARE
Come as you are Japan 3-inch cd
Quel riff iniziale, che torna a rivestire il brano in più parti fino a caratterizzarlo in modo ossessivo, è stata la chiave per far entrare "Come as you are" nelle mie corde sin dal primo ascolto. Da lì in poi non è andato più via, è rimasto impresso come un tatuaggio che ogni tanto riguardi, con malinconia, ricordando il giorno in cui hai deciso di fartelo fare. Il potere di brani storici che trascendono le mode ed i gusti del momento è proprio questo, e non vi sto neanche ad elencare quante volte, preso da un raptus di irrefrenabile desiderio canterino, mi sono ritrovato ad intonare la frase "as an old memoria", vera e propria litanìa ipnotica che funziona anche come mantra per tenere a bada lo stress. 
Il tono dimesso della voce di Cobain, indolente ed inquieto allo stesso tempo, è l'esaltazione del messaggio che i Nirvana hanno sempre voluto trasmettere all'ascoltatore; la voglia di ribellarsi, di andare contro tutto e tutti pur sapendo che tanto non si otterrà nulla di migliorativo della condizione che si intende alterare, impotenza e quindi riflessione, rassegnazione, nostalgia. C'è tutto.
Il testo va chiaramente interpretato, e non preso alla lettera; lo stesso Cobain spiegò che con la frase "and I swear I don't have a gun" ("e giuro di non avere una pistola") voleva intendere di "non avere nessuno da cui nascondersi", e nonostante in alcuni passaggi risulti appararentemente contradditorio, il senso della canzone è abbastanza chiaro:essere sè stessi, sempre e comunque.
"Take your time, the choice is yours, don't be late, take a rest as a friend, as an old memoria" sono una serie di imperativi volutamente slegati fra loro, in contrapposizione alla libertà che viene professata dai Nirvana, che è chiaramente espressa dal titolo stesso del brano:"vieni come sei". Il pezzo, che contiene uno degli assoli più lunghi di Cobain (cosa che spesso tendeva ad evitare), rimane sommesso per quasi tutta la sua durata, con una coda leggermente in crescendo caratterizzata dalla voce campionata di Kurt, e da un tappeto sonoro lineare, liquido e decadente.
Il produttore Butch Vig (il musicista che in un secondo tempo fonderà i Garbage, e rifinitore anche dei primi lavori degli Smashing Pumpkins) ha svelato un curioso aneddoto sulla canzone:subito dopo l'assolo, Cobain che stava doppiando la sua parte vocale con la parola "memoria", sbagliò anticipando di una battuta l'attacco vocale, inziando a cantare "and I don't have a gun":i due decisero di lasciare inalterato il brano in fase di mixing, pubblicandolo così sul disco. Se volete andare a cercare questa curiosità all'interno della canzone con le vostre orecchie, prestate attenzione alla quarta volta che viene ripetuta la parola "memoria" dopo l'assolo di chitarra. Cobain, che era in cerca di un suono sporco e deciso, inizialmente rifiutò l'impostazione di Vig su diversi brani di "Nevermind", perchè troppo sofisticata e depurata, ma Vig alla fine riuscì a convincere i Nirvana sulla validità del progetto. "Come as you are" è chiaramente frutto di questo tipo di ragionamento, che è passato per diversi brani del disco ma non per tutti. Se volete farvi un'idea delle differenze fra il concept originale dei Nirvana e quello di Vig, qualche indizio lo potete andare a scovare nel box "When the lights go out", autentica miniera d'oro per chi è in cerca di approfondimenti musicali sul gruppo americano.
"Come as you are" venne scelto come secondo singolo tratto da "Nevermind", e nonostante il rischio di essere "oscurato" dalla potenza del suo predecessore "Smells like teen spirit", ottenne un notevole successo, contribuendo in maniera determinante alle vendite dell'album ed alla creazione del "mito Nirvana".


2 - PENNYROYAL TEA
Pennyroyal tea RSD 7''
"In Utero" è stata un pò la prova del nove per i Nirvana. Molti erano convinti che, alla luce del successo di "Nevermind", la band avrebbe virato su un sound ancora più commerciale, contravvenendo al ruvido stile grunge:non fu così, ed anzi, proprio con "In Utero" il gruppo confermò la propria identità, proponendo un lavoro coerente e solo leggermente più elaborato del precedente. "Pennyroyal tea" ha la struttura tipica di una canzone dei Nirvana, con una strofa delicata, dolente e sussurrata che porta ad un'autentica esplosione di rabbia nel ritornello. La parola "Pennyroyal" indica una particolare erba utilizzata per fare infusi il cui olio tossico, se assunto in grandi dosi, può portare alla morte. Le sue sostanze velenose, sono anche in grado di provocare aborti spontanei. E man mano che la canzone va avanti, nel testo non è l'unico dei veicoli autolesionisti che vengono passati in rassegna:
"I'm on warm milk and laxatives
Cherry-flavored antacids
Sit and drink Pennyroyal Tea
Distill the life that's inside of me..."
E' evidente come lo stato d'animo pessimista, probabilmente alterato dalle droghe, abbia influito alla composizione del testo ("I'm so tired I can't sleep" - "Sono così stanco che non posso dormire" non è forse indicativo di un malessere generale derivato dagli stupefacenti?); la capacità, il talento di Cobain e dei Nirvana sta nel trasmettere certe emozioni in musica,  e ci sono riusciti alla grande; perchè ascoltando il brano, quell'ansia, quel disagio, quell'inquietudine latente sono sensazioni che vengono a galla, una dopo l'altra. "Pennyroyal tea" venne scritta nel 1990, prima ancora della pubblicazione di "Nevermind"; non fu inclusa nell'album perchè ancora incompleta, e dopo essere stata suonata più volte dal vivo dai Nirvana negli anni successivi, venne scelta dal produttore Steve Albini per essere inclusa in quello che sarebbe stato il terzo (ed ultimo) lavoro in studio della band. Era previsto anche il lancio del singolo con tanto di video, ma non se ne fece più nulla in seguito al tragico suicidio di Cobain. Ciò nonostante, alcune copie promozionali del cd vennero distribuite alle radio ed alla stampa, ed oggi sono dei veri e propri oggetti da collezione. Il 45 giri che vedete nella foto, è una ristampa ufficiale messa in commercio nel 2014 in occasione del Record Store Day.


3 - LITHIUM
Lithium japanese cd single
"I'm so happy because today
I've found my friends they're in my head" ("Sono così felice oggi ho trovato i miei amici e sono nella mia testa"). Con queste strofe si apre un'altra pietra miliare di "Nevermind", creata sulla falsariga di gran parte delle altre composizioni up-tempo dei Nirvana. La potenza devastante del ritornello (non vi viene voglia di lanciare o spaccare qualcosa che avete a tiro quando lo cantate?) è sublime, ed esprime tutta la rabbia interiore di Cobain che - altro aneddoto regalatoci da Butch Vig - fu costretto a sospendere le sessions di registrazione dopo aver inciso il pezzo per aver perso la voce. Sebbene parti del testo facciano pensare ad un racconto dal punto di vista di una persona bipolare (il litio viene usato anche come medicina per la stabilizzazione dell'umore), sul suo reale significato ci viene incontro lo stesso Kurt, che spiegò in un'intervista che la canzone parlava di un uomo in cerca di sollievo nella religione dopo la morte della sua ragazza, e questo risulta chiaro dai versi "Sunday morning is everyday for all I care and I'm not scared, light my candles in a daze 'cause I've found God" ("Domenica mattina è ogni giorno di cui mi importa, e non sono spaventato, accendo intontito una candela perchè ho trovato Dio"). Il litio sarebbe in questo caso la religione, vista come unica ancora di salvezza; Cobain avrebbe anche affermato di soffrire di bipolarismo, e ciò induce a pensare anche che le sue parole siano fortemente allusive ed autobiografiche.
"Lithium" è stato uno di quei brani che mi ha letteralmente folgorato al primo ascolto, ed ho perso il conto di quante volte mi hanno strillato di abbassare il volume mentre la suonavo a ripetizione, ed ancora oggi posso affermare tranquillamente che la situazione non è cambiata:è evidente come questa canzone vada vissuta ogni santa volta al massimo della potenza permessa, perchè solo così diventa dannatamente liberatoria.


4 - THE MAN WHO SOLD THE WORLD
Nirvana Unplugged limited edition lp
L'epitaffio di Cobain è l'arcinoto "MTV Unplugged in New York", registrato pochi mesi che lasciasse questo mondo. Venata di malinconia e di cattivi presagi, la registrazione è un esempio raffinato di ciò che, in termini di qualità, l'emittente televisiva era capace di offrire in quegli anni sotto un profilo strettamente musicale:nei set acustici abbiamo potuto apprezzare le performance di gente del calibro di Eric Clapton (che, al pari dei Nirvana, si è portato a casa anche un grammy per il relativo disco), R.E.M., Bob Dylan, Bruce Springsteen e Pearl Jam. La setlist di Cobain e soci è carica di passaggi memorabili, seppur in netto contrasto con la proposta delle altre icone del rock:poche hit da classifica (se ne contano una manciata, tra cui "All apologies" e "Come as you are"), splendidi brani del loro repertorio allora poco conosciuti al grande pubblico ("Dumb", e finalmente "Rape me", che la band intendeva già proporre qualche un paio di anni prima in un uno show degli MTV Music Awards, prima che venisse proibita dagli organizzatori), e molte cover sparse qui è lì di pezzi di Vaselines e Meat Puppets (band di cui Cobain si è sempre dichiarato fan sfegatato), per arrivare a due vere e proprie gemme che di per sè, valgono l'intero disco:l'intensa interpretazione del blues tradizionale "Where did you sleep last night", con un Kurt ispirato dall'angoscia e dal tormento che solo un brano del genere può trasmettere, e "The man who sold the world", pezzo originariamente scritto ed inciso da David Bowie. 
La mia scelta è ricaduta proprio su questa. Un pò perchè credo che la traccia audio del cd (per fortuna il vinile che vedete in foto è arrivato molto dopo) stia quasi per svanire per quante volte è stata suonata dal mio stereo, ed un pò perchè non mi sembra un'eresia dire che la versione acustica dei Nirvana sia persino migliore dell'originale (che resta comunque un brano con i controfiocchi, sia ben chiaro). Mentre scrivo, mi permetto di riportare qui parte del testo per poterla cantare:
"We passed upon the stair
We spoke of was and when
Although I wasn't there
He said I was his friend
Which came as a surprise
I spoke into his eyes
I thought you died alone
A long long time ago
Oh no, not me
We never lost control
You're face to face

With the man who sold the world..."
Ciò che rende speciale questa rilettura è, neanche a dirlo, la voce di Cobain che, posta in risalto dalla spoglia strumentazione di accompagnamento, è capace di trasmettere inquietudine, indolenza, speranza e rassegnazione allo stesso tempo, mentre la musica scorre come una delicata carezza che fa venire i brividi tutte le volte che la si ascolta. Se un disco "unplugged" viene inserito tra i 500 miglior album di sempre dalla rivista Rolling Stones, un motivo c'è. Questo è un album da avere, da vivere, da consumare, senza "se" e senza "ma".


5 - SMELLS LIKE TEEN SPIRIT
Smells like teen spirit 12''
Beh, non poteva mancare l'inno di una generazione, la canzone portabandiera di un intero movimento e la pietra miliare da cui è nata la rivoluzione non solo musicale, ma anche sociologica targata Nirvana. "Smells like teen spirit" è una di quelle canzoni predestinate al successo e baciate da un so che di divino; tutti gli accordi al punto giusto, il magnetico "gancio" ("Hello-hello-hello-hello-How-Low") che spalanca le porte ad un ritornello scatenato che non può non entrarti in testa sin dal primo ascolto. E' punk, è metal, è pop e per questo ha messo d'accordo un pò tutti, superando i confini di un genere e di una fetta di aficionados e divenendo una hit globale che ha portato il nome "Nirvana" alla ribalta. Cobain iniziò a lavorare sul brano solo poche settimane prima di dare alle stampe "Nevermind", e sebbene il riff iniziale venne etichettato da Novoselic e Grohl come banale e stereotipato, la band iniziò a provarlo prima rallentando il ritmo, e poi aggiungendo le armonie vocali. Il titolo è ispirato da una frase che scrisse Kathleen Hannah (la cantante del gruppo Bikini Kill ed in quegli anni amica intima di Kurt) con una bomboletta spray sul muro della casa di Cobain. Ignorando il riferimento ad un profumo che all'epoca andava di moda, il leader dei Nirvana interpretò il termine "teen spirit" alla lettera, intendendo quello spirito adolescenziale come anarchico e rivoluzionario. "Stavo cercando di scrivere la canzone pop definitiva" ha dichiarato Cobain in un'intervista a Rolling Stone, ammettendo sia l'ispirazione allo stile dei Pixies (gruppo di cui l'artista ha più volte affermato di essere fan) sia la somiglianza all'arcinoto pezzo dei Boston, "More than a feeling". Sempre a proposito della creazione del pezzo, Cobain ha dichiarato che dai Pixies deriva anche quello che poi diventerà un marchio di fabbrica del gruppo:"Abbiamo seguito il loro senso della dinamica, con una partenza soft per arrivare ad una parte più rumorosa e più dura".
Butch Vig, il produttore di "Nevermind", ricorda che nonostante non fosse chiaro il riferimento di gran parte testo, "il senso di frustrazione ed alienazione che ne traspare è potentissimo, ed è riuscito a incidere nell'immaginario dei ragazzi degli anni novanta provocando un effetto pari a quello delle canzoni di Bob Dylan per la generazione degli anni sessanta".
Il successo di "Smells like teen spirit" nasce infatti dalle radio universitarie, e si evolve in seguito con la trasmissione del videoclip su MTV che ne intuì il potenziale ed iniziò a passarla in heavy-rotation; nel giro di pochi mesi diventa virale e non è difficile immaginare come abbia trovato terreno fertile in una generazione sfiduciata, frustrata ed infastidita dai lustrini degli anni ottanta, dove tutto era plastificato e montato ad arte in un'apparenza priva di sostanza.
Nel recentissimo libro "Serve the servant - Remembering Kurt Cobain", Danny Godlberg (ex manager dei Nirvana) offre un'ulteriore spunto riguardo al significato di "Smells like teen spirit":"[...] i fan della band non avevano problemi a comprendere il significato di versi come "with the lights out it's less dangerous, here we are now, entertain us" ("con le luci spente è meno pericoloso, adesso siamo qui, fateci divertire")". Secondo Goldberg, la canzone funzionava "proprio per il suo carattere liberatorio:non sei come tutta quella gente controllata dal sistema, sei diverso. E non sei solo. Chi apparteneva alla mia generazione poteva non capire le parole, ma i giovani fan dei Nirvana le impararono a memoria. Quella canzone è diventata leggenda grazie al testo".

Spesso, mi fermo a riflettere su cosa sarebbero oggi i Nirvana se Kurt fosse ancora vivo. E' una fantasticheria che faccio un pò su tutti i grandi che ci hanno lasciato prematuramente, e sebbene sia un peccato che lo spettacolo si sia interrotto in modo brusco, nel suo caso più degli altri mi rendo conto che sia più corretto rivivere quelle poche emozioni impresse sui loro dischi piuttosto che immaginarne altre.
In utero 2013 mix vinylParlando di Cobain, Goldberg nel suo libro esprime un concetto che merita di essere citato:"Secondo alcuni il successo di un artista rock è soprattutto una questione di fortuna, di tempismo, di marketing o di ambizione. In ogni caso, penso che il talento di Kurt possa essere spiegato dalle parole che nel documentario "Chasing Trane" Sonny Rollins usa per descrivere John Coltrane:per suonare a quei livelli devi essere toccato da...qualunque cosa.[...] Io credo che anche Kurt da ragazzino sia stato toccato da qualunque cosa, e lo sapeva".
Mi riecheggia nella testa l'ultima frase scritta dal leader dei Nirvana prima di togliersi la vita,"It’s better to burn out than to fade away" ("meglio bruciarsi che svanire"), che è uno stralcio del testo della canzone di Neil Young "Hey hey, my my"; qui è racchiusa l'essenza di ciò che egli voleva lasciare di sè stesso a questo mondo.
Rileggere oggi questo messaggio è motivo per me di profonda tristezza, perchè all'epoca non mi resi conto di quanto fosse grave la perdita di un'artista come Kurt Cobain, ormai entrato di diritto nell'elenco dei miti maledetti della musica:la profondità delle sue opere, dei suoi manoscritti, del suo voler essere un'anti-rockstar per preservare il suo essere prima ancora dell'arte, è paragonabile a quella di Jim Morrison, di John Lennon, di Elvis Presley. Miti che hanno lasciato un segno iconico che non tramonterà mai. Oggi però, Kurt Cobain ai miei occhi è diverso dagli altri; non ho potuto vivere in prima persona Woodstock, non ero nato quando ci sono stati i Beatles, ed ero troppo piccolo per godermi le prime innovazioni di Michael Jackson. Kurt lo sento più "mio" perchè l'ho vissuto, ed anche se agli albori della mia entrata nel mondo delle sette note, ciò mi ha permesso di toccare con mano la nascita e la breve rivoluzione che i Nirvana hanno portato al grande amore della mia vita, la musica. E questa rivoluzione in qualche modo, mi ha regalato la possibilità di mettermi in tasca un pezzo leggendario -  forse l'ultimo davvero rilevante - della sua epopea.

(R.D.B.)

lunedì 22 aprile 2019

TRE SFUMATURE DI METALLO: IL TEATRO DEI SOGNI, UNA LUNA IMMAGINARIA E LA BESTIA DALL'INFERNO

TRE SFUMATURE DI METALLO:
IL TEATRO DEI SOGNI, UNA LUNA IMMAGINARIA E LA BESTIA DALL'INFERNO

Che fosse un anno piuttosto caldo per il metal lo si era già capito dall'annuncio del nuovo album dei Dream Theater, dal ritorno dei Within Temptation con un album nuovo di zecca e di King Diamond con un doppio live incentrato sullo storico capolavoro "Abigail".
In questo 2019, inoltre, cadono diversi anniversari di lavori seminali - sia in ambito black metal che power - e sono certo che le sorprese non mancheranno tra ristampe e nuove proposte, perchè la scena metallara è in continuo fermento; e così, mentre qualcosa di già previsto, come l'attesissimo nuovo capitolo della saga del supergruppo Avantasia annunciato mesi fa da Tobias Sammet (frontman degli Edguy ed ideatore e realizzatore del progetto) è arrivato sugli scaffali, i Cradle of Filth stanno ultimando una celebrazione per il loro capolavoro "Cruelty and the beast", ed i Rammstein preparano un ritorno sulle scene in grande stile; puntare su questi nomi vuol dire giocare sul sicuro,  ma bisogna sempre guardarsi intorno e non aver paura di ascoltare cose nuove. 
Vi garantisco che le sorprese sono sempre dietro l'angolo.
In questa rapida disamina di tre dischi appena sfornati e che hanno tutte le carte in regola per diventare dei nuovi classici del genere, troverete tre sfumature diverse di metallo:il progressive - divenuto più hard - degli storici Dream Theater, il power-fantasy del nuovo capitolo della saga Avantasia ed il pop/hard rock dei Beast in Black, una di quelle incognite che si trasformano in rivelazioni.

DREAM THEATER - DISTANCE OVER TIME (2019)
LABEL : INSIDE OUT/SONY MUSIC
FORMAT : 2 X SILVER VINYL SET


I Dream Theater non hanno bisogno di presentazioni:sono i maestri indiscussi del progressive metal, lavori come "Images and Words" e "Metropolis part II" sono entrati nella storia, e sebbene gli ultimi dischi siano stati più un'autocelebrazione degli inarrivabili e geniali virtuosismi di John Petrucci e soci che album da tramandare ai posteri, l'arrivo di un nuovo platter dopo tre anni di silenzio va sempre salutato con enorme piacere. Il fatto che James LaBrie lo abbia presentato come un'opera più "metal-oriented" dei precedenti, mi ha incuriosito non poco:e le aspettative non sono state deluse.
Molti storceranno il naso di fronte a "Distance over time", e già mi aspetto le critiche dei soliti puristi che diranno e scriveranno in ogni dove che i Theater si sono venduti perchè il disco in questione è "commerciale". In realtà, pur essendo indubbiamente più accessibile ed a prima vista meno elaborato e tecnico rispetto ai lavori del passato, resta un gran bel disco con pochi punti morti, che non rinuncia agli arcinoti virtuosismi:ascoltare un album intero dei Dream Theater non è mai semplice, ed a volte sentirne uno da cima a fondo senza pause è un lavoro piuttosto indigesto. Ebbene, sappiate che "Distance over time" invece, si assimila senza troppe fatiche, e si lascia suonare nella sua interezza con estremo piacere.
La quattordicesima opera del combo statunitense è stata registrata nell'arco di poche settimane in cui la band si è riunita, e rinchiusa giorno e notte, in un fienile situato nei sobborghi di New York; ciò è servito, a detta dei membri della band, a realizzare un disco più immediato, più diretto rispetto al concept del precedente "The astonishing", che ha richiesto ben tre anni di lavorazione.
L'album si apre con la sorprendente "Unthetered angel", capace di cambiare registro ben tre volte nel giro di pochi secondi:da un intro delicatissimo ed etereo, si arriva prima ad una sferzante scarica di chitarra elettrica per poi introdurre il mid-tempo portante dell'intero pezzo, che lancia la voce di LaBrie in un ritornello coinvolgente e immediatamente identificabile. Un suggerimento per i fans più accaniti:pare che nell'edizione "super deluxe" del disco - quella con box, cd, dvd, vinile, tappetino per il mouse e altre attraenti diavolerie - ci siano anche le piste audio di ogni singolo strumento, per "giocare" a remixare la canzone. Il singolo "Paralyzed" è una killer-track, anch'essa diretta e molto orecchiabile, senza tralasciare il giusto impatto "hard":la batteria di Mike Mangini picchia duro (sentitevi ad alto volume i primi secondi e godete) e non molla di un centimentro neanche quando LaBrie attacca la prime strofe, che si aprono in un refrain arioso e di grande effetto:
"The anger, the pressure
You're choking down your words again
Feel the nerves set in
Unspoken frustration
They see right through you
Paper thin, like the ghost within
A heart that feels no pain
Addicted to the game
Breaking beneath the strain
I am paralyzed..."
Il testo, in forte contrasto con la musica è ansioso e asfissiante, mera descrizione di un soggetto succube del sistema, che si sente sopraffatto e frustrato dalla rabbia e dalla pressione che ne derivano, fino a sentirsi invisible e paralizzato. L'assolo di Petrucci sul finire del brano è da brividi, nonostante non si discosti da tanti altri già proposti in passato; è ciò che i Dream Theater si erano prefissi per questo disco, ed è il contesto che qui fa la differenza e chi ne è l'autore. "Barstool warrior" regala i primi veri cambi di tempo tipici del prog, senza però perdere una certa accessibilità all'ascolto,  mentre "Falling into the light" è un'altra cavalcata in puro stile metal, forse il pezzo più vicino allo stile Dream Theater e quindi - probabilmente - quello che metterà d'accordo anche gli immancabili detrattori.
Tra gli highlights dell'album sono sicuramente da annoverare "At wit's end" (il primo brano composto per il disco)  e forse il più elaborato dell'intero lotto, e soprattutto la dolcissima "Out of reach". 
Per chi come me ama le ballads, certe melodie sono quanto di meglio si possa andare a pescare nella cerchia del metal d'autore, troppo spesso etichettato come "rumoroso" e cantato da "strillatori". 
"Out of reach" entra di diritto tra i migliori brani dell'intera produzione dei Theater (almeno, per il sottoscritto), vuoi per la melodia sognante, vuoi per il testo, che è una vera e propria ammissione di amore per una donna capace di elettrizzare il protagonista, che ne percepisce altresì la sofferenza dietro il sorriso e l'incapacità di ritrovare la serenità perduta:
"Sadness in her smile, your love, it's been a while
Near and far away, she chases it each day
A promise to come back, all the while, still waiting
Seems it lost its way
Out of reach, just too hard to reach
You're letting your love slip away..."
Il gran finale, se vogliamo ancor più dolce, raffinato ed elegante, è nobilitato da una riuscitissima prova vocale di LaBrie simile a quella della splendida "Through her eyes". Il disco regala anche un'ulteriore brano bonus, "Viper king", possente, carico e dal ritornello magnetico, che  rafforza e dà ancora più corpo all'intero lavoro.
"Distance over time" è quindi un lavoro gradevolissimo ed assolutamente valido, che oltre a segnare il ritorno sulla scena di un'autentica leggenda del signor metallo, ci offre un'ulteriore evoluzione della stessa, forse meno ricercata e stilizzata, ma di certo più grezza e per questo, più diretta ed avvicinabile.
VOTO: 7/10
BEST TRACKS:"UNTETHERED ANGEL", "PARALYZED", "OUT OF REACH", "VIPER KING".



TOBIAS SAMMET'S AVANTASIA - MOONGLOW (2019)
LABEL:NUCLEAR BLAST
FORMAT: 2 X MARBLED VINYL SET

Se nel corso degli anni, sin da quando è stato creato il progetto Avantasia (nome che nasce dalla fusione delle parole "Avalon" e "Fantasia", definendo così un "mondo al di là dell'immaginazione umana"), la créme de la créme del metal si è succeduta a dar man forte all'ideatore Tobias Sammet, evidentemente qualcosa di speciale, di sublime e del tutto originale in questa proposta c'è, e c'è stato anche in passato. Ho sempre visto gli Avantasia come una "nazionale", dove di volta in volta Sammet convoca i migliori artisti metal in circolazione per dar vita ad un progetto titanico, unico nel suo genere; ai microfoni ed agli strumenti si sono succeduti, in passato, membri degli Helloween, Stratovarius, Rhapsody, Angra, Within Temptation, Virgin Steele e Kamelot, e ciò ha fatto di ogni release targata Avantasia un evento imprescindibile per chi segue ed ama il metal. Presenza costante, al fianco di Sammet (come detto, già frontman degli Edguy), è quella di Hansi Kursch (leader dei Blind Guardian), che anche in questo "Moonglow" ritroviamo in più brani, sia come voce portante, sia come accompagnamento ai cori. I dischi degli Avantasia non hanno mai tradito le aspettative, e si possono comprare a scatola chiusa con l'assoluta certezza di non rimanerne delusi. Il discorso vale ovviamente anche per questo nuovo capitolo che va ad aggiungersi alla saga discografica del supergruppo:l'apertura è affidata ad una suite lunghissima (quasi dieci minuti) intitolata "Ghost in the moon", interamente interpretata da Tobias Sammet che con la sua riconoscibilissima tonalità vocale ci introduce al concept generale del disco, il cui titolo è ispirato dal fascino di Sammet per la luna.
La title track, che vede la partecipazione di Candice Night (moglie di Ritchie Blackmore e vocalist dei Blackmore's night)  ricorda pericolosamente "Moonlight shadow" di Mike Oldfield. Non si tratta di plagio, ma di citazione ed omaggio, ed il pezzo funziona alla grande risultando, alla resa dei conti, il migliore dell'intero lotto:
"A lunar light into your room
Let it carry you into the night
Moonglow, let it take you away
The road aflame
Fooling gravity, you follow the light
Moonglow, Moonglow
To the other side
All you're told to comprehend
And put in place and understand is gone
In this enchanted magic light..."
Si narra la storia di una creatura notturna che lotta per combattere il proprio disagio interiore, la propria diversità, e la mancanza di coraggio per affrontare la bellezza del mondo; si rifugia così nell'oscurità della notte, dove l'unico fascio di luce lunare la cela agli occhi delle persone e delle altre creature.
"Moonglow" tornerà più avanti a ripescare a mani basse nella musica del passato:tra le bonus tracks, infatti, spicca la cover di "Maniac", super hit di Michael Sembello che risale al 1983 ed è tratta dal film "Flashdance".
Per uno come me, che a quegli anni ottanta in musica è legato a doppio filo, un ripescaggio del genere viene visto quasi come un evento (ed infatti, ammetto di essere andato ad ascoltarla subito, tanta era la curiosità di assaggiarla in salsa metallara).
Sia chiaro che quest'opera non si limita ad attingere dal passato - come nei due pezzi sopra citati - senza proporre qualcosa di moderno ed innovativo; "Moonglow" é un disco assolutamente da non perdere, sia per la qualità sonora ed il songwriting di altissimo livello (Tobias Sammet é ormai una garanzia, non sbaglia un colpo), sia per la parata di guest star che si sono divise equamente la scena, in una selezione di pezzi di assoluto valore; prendiamo ad esempio la splendida cavalcata "Starlight", che vede al microfono Ronnie Atkins dei Pretty Maids:la voce graffiante si plasma con classe in un pezzo che merita di essere sparato a tutto volume sullo stereo, senza se e senza ma.
I due brani interpretati da Sammet con Geoff Tate (ex cantante dei Queensryche), poi, sono altri due esempi di quanto il monicker Avantasia sia capace di regalare momenti di assoluto valore:"Alchemy" gioca sulle strofe per quasi tre minuti prima di aprirsi in un ritornello possente e splendidamente riuscito, mentre "Invincible" è una toccante ballad orchestrale, talmente carica di pathos da far venire i brividi lungo la schiena. E quando succede qualcosa del genere, tanto di cappello all'autore, perchè ha già vinto a mani basse. Impossibile non citare anche "Lavender", che vede Bob Catley dei Magnum in veste di ospite:questo episodio è un altro agglomerato di stampo più hard-rock che metal, con un ritornello assassino che entra in testa sin dal primo ascolto. Michael Kiske (ex-Helloween) è un altro veterano del progetto Avantasia, e partecipa a "Requiem for a dream", uno speed-metal che ricorda da vicino certe produzioni storiche delle zucche germaniche (su tutte "Future world" e "I want out"). Ritroveremo Kiske, insieme ad Hansi Kursch, Tate, Atkins e Mike Petrozza dei Kreator in "Book of shallow", che sarebbe un pezzo come tanti altri se non fosse che a parteciparvi ci sia il gotha del metal fatto persona. Come potrete intuire, quindi, di carne al fuoco ce n'è abbastanza da spellarsi le mani e tra tanto ben di dio, diventa difficile persino scegliere un altro brano tra i preferiti in assoluto oltre alla title track.
Per di più, con questa nuova fatica di Sammet, avrete l'occasione di portarvi a casa anche una splendida copertina - chiaro omaggio ai cartoni animati di Tim Burton - e nel caso siate vinil-maniaci come chi sta scrivendo questa recensione, potrete andare a pescare un meraviglioso doppio disco verde marmorizzato (quello in foto) che fa la sua sporca figura sul piatto, e che è solo una variante tra le tante proposte in edizione limitata.
VOTO: 8/10
BEST TRACKS:"MOONGLOW", "INVINCIBLE", "STARLIGHT", "LAVENDER", "GHOST IN THE MOON", "ALCHEMY".



BEAST IN BLACK - FROM HELL WITH LOVE (2019)
LABEL:NUCLEAR BLAST
FORMAT: 2 X WHITE VINYL

Spesso, faccio una passeggiata su youtube per vedere i video appena pubblicati, e tenermi aggiornato sulle uscite discografiche in arrivo. Seguo diversi canali, ed uno dei miei preferiti é senz'altro quello della Nuclear Blast, casa discografica teutonica interamente dedicata alla distribuzione di prodotti metal ed autentica miniera d'oro per chi cerca un pó di sana musica heavy. Capita, così, di imbattersi anche in gruppi mai sentiti prima e di scoprire novità allettanti (non sempre va così, spesso si becca anche robetta mediocre), ed é in questo modo che sono andato a scovare questi Beast in Black.
Ció che mi ha incuriosito é stata la presenza scenica del frontman (pelato e con la barba) ed il titolo del video "From hell with love" - che é anche quello del disco - un contrasto di significati che lasciava presagire una certa accessibilità sonora, più classica ed orecchiabile, per intenderci, e non black, death o trash metal.
Certo, i primi secondi di elettronica da videogame vintage non me li sarei mai aspettati:quel tappeto, che a mio avviso é ispirato (deve esserlo per forza) da qualche vecchio gioco dell'Amiga o del Nintendo, viene dopo 4/4 immediatamente doppiato da una possente chitarra di chiaro stampo hard-rock, che completa il tuffo negli anni ottanta. Strofe e ritornello sono terribilmente orecchiabili - roba che il pop attuale si sogna, davvero - ed il mio pensiero é stato subito chiaro:se questi passassero in radio spaccherebbero di brutto.
Mi é sembrato quindi d'obbligo andare ad ascoltare l'album, convinto di trovarmi in un ambiente a me consono:vado sempre a cercare melodia anche negli act più estremi, e la mia impressione non é stata smentita. Se i Ghost sono commerciali e rasentano i confini AOR e pop, beh, lasciatemelo dire:questi Beast in Black quelle barriere addirittura le abbattono. "From hell with love" é una commistione di tante entità musicali, che in un modo o nell'altro funzionano e rendono il lavoro nel complesso molto più che accettabile, tanto da convincermi a non farlo mancare nella mia collezione.
Prendiamo "Die to the blade", altro esempio completamente ispirato agli anni ottanta:sembra di trovarsi al cospetto di una colonna sonora di quel periodo d'oro, da Top Gun (l'autore della quale è il mitico Harold Faltermeyer, che curò anche le musiche di Beverly Hills Cop), a "La storia infinita" (di Giorgio Moroder), per arrivare al già citato "Flashdance" (Avantasia docet, e non può essere un caso neanche quello). L'omaggio ad uno stile musicale retrò è palese, ed in piena epoca revival - dalla musica fino alle serie tv ("Stranger things" vi dice qualcosa?) la proposta dei Beast in Black non fa altro che cavalcare l'onda del ripescaggio nostalgico. Certo, il ritornello ricorda paurosamente quello di "Blood red sandman" dei Lordi e ciò può indurre a pensare che il gruppo finlandese sia anche furbetto e fin troppo scaltro. Però cattura sin dalle prime note, e prima ancora che finisca la canzone (al primo ascolto, eh) ti ritrovi a fischiettarla, come se fosse un grande classico già edito in un'altra epoca.
"From hell with love" è una proposta tamarra, se vogliamo, in bilico tra elettronica e hard rock dal forte indirizzo commerciale che punta tutto sul primo impatto; probabilmente fra due mesi, sovrastato da lavori di ben altra portata e longevità, questo platter finirà nel dimenticatoio, come uno schiacciapensieri (con cui tutti, da fanciulli, abbiamo avuto a che fare) al cospetto di un Megadrive , o di un Super Nintendo (per rimanere in tema di rievocazione ottantiana).
Intanto, però, eccolo lì in mezzo agli altri dischi del sottoscritto, in versione vinile bianco (avevate dubbi che non lo avrei cercato in versione colorata?) che inanella una serie di solchi facili da digerire come un bicchiere d'acqua. Cosa non di poco conto:se vi sparate in cuffia qualche brano di questo disco mentre fate jogging, o in palestra, è garantito:spacca di brutto. A dar ulteriore manforte a questo pensiero, sappiate che nel disco troverete persino una copver di "No easy way out". Sì, proprio quella di Robert Tepper. L'avrete ascoltata un milione di volte, mentre Rocky aspettando l'imminente match con Ivan Drago, monta in macchina ed immagina il viso del suo avversario nello specchietto retrovisore.
Morale della favola:se vi piace il metal iper-melodico, concedetegli una possibilità. 
Se siete metallari fino all'osso, elitari, integralisti, sporchi, brutti, cattivi, con la barba lunga e la stessa maglietta dei Megadeth da una settimana, lasciate perdere. Ma non definite gruppi come questi "merda", perché stanno portando all'intero movimento una visibilità che potrebbero renderlo più mainstream e non solo di nicchia.
E la visibilità, per un filone troppo spesso sottovalutato, non é per forza un male.
VOTO: 6,5/10
BEST TRACKS:"FROM HELL WITH LOVE", "DIE BY THE BLADE", "KILLED BY DEATH", "OCEANDEEP".